3 ° Classificato Ida Ferrari PDF Stampa E-mail

Turno di Notte

 

Fu la musica a svegliarlo.

Aprì gli occhi e si guardò intorno sconcertato.

Era sdraiato sul pavimento di un'osteria dalle volte altissime, di pietra, con bottiglie, bottiglie e ancora bottiglie, un clima fresco da cantina, le luci basse. Solo, non ricordava di esserci mai entrato. Anzi. Non ricordava proprio nulla. Il suo passato recente. Il suo passato remoto. Neppure il suo nome.

Niente finestre, in quell'osteria. Solo una scala che portava di sopra.

Si rizzò in piedi. E si sentì raggelare.

C'era un uomo riverso per terra, faccia in giù al centro del locale, in un lago di sangue. Al suo fianco, una bottiglia rotta.

Dietro il bancone una ragazza. Aveva un costume da Wonder Woman, era legata a una sedia e imbavagliata, gli occhi chiusi. Forse dormiva, forse era svenuta, forse era morta.

Dalla radio usciva una canzone di Vasco Rossi. Diceva... Io sono ancora qua, eh già!

In quel momento sentì i passi sulle scale.

(Gianluca Morozzi)

 

Nello stesso momento capì di essere un uomo morto.

Il dolore alla testa era invece talmente vivo e concreto che ebbe l'istinto di afferrarlo con le mani e buttarlo lontano.

Vacillò verso la botte in rovere, in fondo. Nella parte più buia del locale c'era uno spazio stretto prima del muro in pietra. Si nascose lì, mentre la porta si apriva .

... col cuore che batte più forte

la vita che va e non va...

Melodia e passi pesanti, passi multipli. Li percepiva sempre più vicini finché si arrestarono, forse nei pressi del bancone.

... con l'anima che si pente
metà e metà...

"Guarda che l'idea non è stata mia", disse una voce maschile che gli risultò familiare.  C'era una sorta di panico nel tono.  E anche del risentimento.

"Ti sembra il caso di stare qui a questionare su chi ha avuto l'idea? E' un gran casino e basta.  Quell'imbecille mi ha detto che ci stava, che avrebbe fatto tutto lui. Un professionista. Voleva fare le cose  in grande, me l'ha raccontata soave e io ci ho creduto. E guarda che non è facile intortarmi", ribatté una voce di donna anch'essa familiare.

"Ti credo sulla parola."

"Quanto tempo ci resta? "

...col cuore che batte più forte
la notte "adda passà"...

"E spegni 'sta cavolo di radio che mi dà sui nervi. Un quarto d'ora al massimo ci resta, poi sarà la fine. Giuro che appena trovo il Rigoni, lo strozzo con le mie mani".

"Io gli farei fare la fine di questo qui per terra."

"Non ti facevo così sanguinaria".

"Non mi conosci ancora bene".

"Se tu non fossi la donna del capo, vedresti come approfondirei la conoscenza."

"Sei fuori? Non dirlo nemmeno per scherzo. Occupati di Wonder Woman piuttosto."

"E che ne faccio di una morta con le tette finte? "

"Tanto per cominciare portala di sopra,  mica possiamo lasciarla qui, no? Abbiamo così poco tempo... dobbiamo trovare il Rigoni a tutti i costi. Provo a richiamarlo."

Dietro la botte un fremito, un vibrare improvviso nei pantaloni, nella tasca.  Fu in quel momento che l'uomo realizzò di chiamarsi Rigoni, anche se non gli diceva niente, anzi, un cognome alquanto banale. Non che la cosa lo disturbasse, aveva pensieri più pressanti al momento, tipo capire chi era in realtà e che fine lo aspettava se fosse uscito da quel buco. Mise la mano in tasca e premette sul tasto di spegnimento. Che strano... la memoria della manualità era rimasta intatta. D'altronde, pensò, probabilmente era ben abile con altri mezzi, attrezzi del mestiere. Aveva la brutta sensazione di non essere uno stinco di santo e che quegli attrezzi potessero fare  male.

Eh già

Sembrava la fine del mondo...

"Dio... che colpo... Ma non l'avevi spenta, la radio?" sussultò l'uomo.

"E' la suoneria del mio cellulare, stupido. Pronto. Come? Stanno già arrivando?  Va bene, va bene, portiamo tutto di sopra. In qualche modo ci arrangiamo, tranquillo. Ciao."

"Chi era?"

"Il capo. Stanno già arrivando, dobbiamo sbrigarci."

"E come facciamo senza il Rigoni?"

"Senti, le comparse le abbiamo. Con quello che sono costati  'sti manichini... sembrano veri, lo vedi anche tu, no? Sono a dir poco inquietanti. E questo sangue? E' di una gelatina particolare, un po' scivolosa, attento a non andarci sopra che vai a sbattere. La scena sopra è pronta e la storia il Rigoni me l'ha raccontata per filo e per segno:  morto, donna mascherata  e colpevole annessi. Certo, il suo monologo sarebbe stato eccezionale, l'ho sentito come recita, è davvero bravo. Sarebbe stata una cena con delitto strepitosa.  Lo sostituisco io, guarda, mi invento qualcosa. Anni fa recitavo. E poi, in fondo, quello che conta è che i commensali apprezzino i miei bucatini e un buon rosso no?"

"Eh, già."

(Ida Ferrari)

 
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