Giulia Alberti - I Classificato PDF Stampa E-mail

IL LAVORO UCCIDE di Giulia Alberti


Io sono pigro. Molto pigro. Mi piace svegliarmi con calma, intorno a mezzogiorno, poltrire tra le lenzuola e poi, poco alla volta, alzarmi.Quindi è un po' un trauma, capirete, svegliarmi alle prime luci dell'alba, legato a una sedia, imbavagliato, di fronte a un uomo con la pistola che mi strilla in faccia. Il peggior risveglio di sempre, senza dubbio.

"Stai scomodo, Roberto?" sta urlando l'uomo con la pistola. "Sei legato troppo stretto? Non preoccuparti, tra poco non sentirai più niente!" Ride. "Finalmente siamo alla resa dei conti, Roberto. Tu mi hai preso tutto. Mi hai rovinato la vita. E ora io mi prenderò la tua. La tua vita."

"Nnn mchmmm Rbrttt" mugugno.

"Ah! Roberto, è inutile che cerchi di parlare, tanto col bavaglio non ti capisco!"

Quel che sto cercando di dire è: non mi chiamo Roberto.

Come diavolo faccio a farglielo capire?

 

Non vedevo l'ora di cominciare. Lui è perfetto, meglio di come immaginavo.

"Vuoi sapere cosa mi hai fatto, Roberto? Lo vuoi sapere? Allora prima devi rispondere a qualche domandina. Adesso ti spiego come funziona, ma tu devi essere sincero con me, sincero ai massimi livelli. Guardami bene in faccia, Roberto!"

"Nnn mchmm..."

"Ti ho già detto che non devi parlare. Ascoltami! Devi rispondere a quello che ti chiedo. È facile: su e giù con la testa vuol dire sì. Destra e sinistra, no. Sei pronto?"

"Sshi!"

"Ehi, non ci siamo! Su e giù, ok?"

Fa un cenno con la testa, bene.

"Studi, Roberto?"

Su e giù: ecco che inizia a capire.

"All'università, vero?"

Ancora il cenno con la testa.

"Sei in pari con gli esami?"

 

Adesso conto fino a tre, apro gli occhi e sono nel mio letto. Non può essere vero, non può essere reale! Ho visto il pazzo prendere la mira. Ho sentito la pallottola maciullarmi la carne e le ossa appena sotto il ginocchio. Ma non ho sentito lo sparo.

Quello è arrivato dopo, sotto forma di ronzio nella testa. Un'esplosione di suoni confusi.

"Scusa, scusa!" Ride. "Non ti ho avvisato che c'è una punizione se menti. Sai Roberto, a me non piacciono le bugie, mi fanno arrabbiare. Molto!"

"Bssstrrdo, pzzo d mmmrd!"

Chi cazzo sei? Perché sono qui? È l'alba, dovrei essere nel mio letto. Che cosa ci faccio qui? Sembra una soffitta questo posto, una mansarda. Cos'è quell'oggetto nero là in fondo? Non lo riesco a vedere bene.

"Comunque mi aspettavo un po' di lacrime da te!" continua "Che c'è non ti fa male il buco che t'ho fatto, non ti fa male? È solo l'inizio, Roberto. Non è abbastanza per saldare il tuo debito."

Non oso guardarmi lo squarcio. So che sverrei all'istante e non posso permettermi di non essere lucido. Devo assecondarlo. Può una pistola di quel calibro staccarmi una gamba? No, non può. Oddio, non lo so, non voglio scoprirlo. Chi cazzo sei, bastardo?

 

Perfetto, davvero perfetto. Questa scena non mi delude mai. Mi piace quell'espressione di stupore che fanno, l'urlo strozzato che rimane conficcato in gola. È sempre qualcosa di unico, di meraviglioso direi.

"Allora, visto che hai capito che non scherzo, continuiamo il nostro gioco innocente, ti va Roberto?"

Fa su e giù con la testa, bene.

"Ti droghi?"

Su e giù.

"E scommetto che la sera ti fai pure qualche birra con gli amici e il giorno dopo non ti svegli tanto presto, mi sto sbagliando?"

Destra e sinistra. È furbo.

"Quindi ricapitoliamo: non studi, non dai gli esami in tempo, ogni tanto ti fai di qualche dubbia sostanza, la sera ti scoli birra a fiumi e la mattina la passi a letto a smaltire la sbornia. Allora dimmi, Roberto: a cosa serve la tua vita? A cosa servi tu? Dai, rispondi per bene, Roberto, stai attento: tu servi a qualcosa?"

 

Oddio, che cazzo gli dico? Devo stare calmo. Questo è pazzo. Devo dirgli di sì, non posso dirgli di no. Mi ha già sparato una volta. Faccio su e giù con la testa, non ho scelta.

"Quindi credi che la tua vita sia utile?" urla "Che pur senza fare nessun tipo di lavoro la tua vita valga qualcosa? Credo che tu mi abbia appena mentito, Roberto."

Oddio, questo non ha capito. Non sono Roberto, cazzo. Come faccio a dirglielo? No! Che sta facendo? Aspetta!

"Nnn ssno Rrbbrto, nn ssno..."

 

Prima di uscire mi guardo allo specchio. È un'abitudine che non ho perso neanche adesso che lei se n'è andata.

"I tuoi cortometraggi horror, Roberto, diventano sempre più realistici" avrebbe detto, arricciando il naso alla vista degli schizzi rossi sulla camicia bianca.

Spengo la telecamera con un sorriso. Lei non ha mai saputo davvero quello che faccio.

Neanche la comparsa con il buco in mezzo alla fronte lo saprà mai.

È questo che mi piace del mio lavoro.

 

La_vincitrice_1

 
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