Mauro Gnugnoli - II Clasificato PDF Stampa E-mail

RACCONTO di Mauro Gnugnoli


Io sono pigro. Molto pigro. Mi piace svegliarmi con calma, intorno a mezzogiorno, poltrire tra le lenzuola e poi, poco alla volta, alzarmi.Quindi è un po' un trauma, capirete, svegliarmi alle prime luci dell'alba, legato a una sedia, imbavagliato, di fronte a un uomo con la pistola che mi strilla in faccia. Il peggior risveglio di sempre, senza dubbio.

"Stai scomodo, Roberto?" sta urlando l'uomo con la pistola. "Sei legato troppo stretto? Non preoccuparti, tra poco non sentirai più niente!" Ride. "Finalmente siamo alla resa dei conti, Roberto. Tu mi hai preso tutto. Mi hai rovinato la vita. E ora io mi prenderò la tua. La tua vita."

"Nnn mchmmm Rbrttt" mugugno.

"Ah! Roberto, è inutile che cerchi di parlare, tanto col bavaglio non ti capisco!"

Quel che sto cercando di dire è: non mi chiamo Roberto.

Come diavolo faccio a farglielo capire?

 

"Cosa stai cercando di dirmi figlio di puttana."

Mi sussurra abbassandosi a pochi centimetri dall'orecchio emanando un alito pestilenziale, un alito di morte.

"Nnn snn Rbrttt..." mugugno mentre continuo ad agitarmi sulla sedia cercando in qualche maniera di liberarmi dal bavaglio. Mi guardo attorno e solo allora mi accorgo della porta scardinata. L'uomo pare non aver fretta di terminare il suo lavoro, si alza e a grandi passi raggiunge la finestra, quasi a cercare una boccata di aria fresca, ma è ancora abbastanza lucido da capire che sarebbe un'idiozia aprirla.

Intanto, i primi raggi di un pallido sole, entrano tra i legni consunti delle persiane colorando di rosso la stanza e rendendo la scena ancor più angosciante di quanto non lo sia già. Si toglie la sacca che porta a tracolla e la lancia sul tavolo, ingombro di carte e documenti che la mia pigrizia ha fatto in modo si accumulassero nel disordine più totale. Con un ampio gesto della mano, che tiene ancora ben salda la pistola, lo libera dal caos gettando tutto a terra. Poi vi rovescia sopra il contenuto della sacca, un manoscritto. La sua collera sembra non placarsi.

"Lo conosci questo? Lurido bastardo?"

Il faldone, saranno almeno trecento pagine, è scritto in corsivo ed è costellato da molte cancellature e scarabocchi di ogni tipo.

Riesco a leggere l'incipit e di colpo un brivido mi attraversa la schiena e come una lama si conficca nelle reni.

"Allora, mio caro Roberto Selleri, o come ti fai chiamare, non voglio nemmeno sapere come sei venuto in possesso del mio lavoro. Resta il fatto che ne hai venduto migliaia di copie. Questo era il mio libro, ciò su cui avevo lavorato per anni. Doveva essere la mia opera omnia, un capolavoro, ora invece mi sento svuotato di tutto. Mi hai rovinato e questo manoscritto è l'unica copia che posseggo ma non ha nessun valore di fronte alla legge. Solo la mia pistola  conosce la verità"

La fronte si imperla di un sudore freddo e mi scende lento sulle guance a coprirmi come un macabro sudario, a nulla servirà spiegare che non esiste un Roberto Selleri, invenzione dell'editore che mi ha commissionato il lavoro e  raggirato entrambi facendomi credere che fosse un'idea sua solo da sviluppare meglio.

E mentre la canna della pistola si appoggia alla mia tempia mi ritornano alla mente le parole del mio mentore.

"Tu hai grandi capacità, non perderti nel mondo dei ghostwriter"

E' vero, sono pigro, troppo pigro...

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