Teresa Buzzi - III Classificato PDF Stampa E-mail

USCITA D'EMERGENZA di Teresa Buzzi


Io sono pigro. Molto pigro. Mi piace svegliarmi con calma, intorno a mezzogiorno, poltrire tra le lenzuola e poi, poco alla volta, alzarmi.
Quindi è un po' un trauma, capirete, svegliarmi alle prime luci dell'alba, legato a una sedia, imbavagliato, di fronte a un uomo con la pistola che mi strilla in faccia. Il peggior risveglio di sempre, senza dubbio.
"Stai scomodo, Roberto?" sta urlando l'uomo con la pistola. "Sei legato troppo stretto? Non preoccuparti, tra poco non sentirai più niente!" Ride. "Finalmente siamo alla resa dei conti, Roberto. Tu mi hai preso tutto. Mi hai rovinato la vita. E ora io mi prenderò la tua. La tua vita."
"Nnn mchmmm Rbrttt" mugugno.
"Ah! Roberto, è inutile che cerchi di parlare, tanto col bavaglio non ti capisco!"
Quel che sto cercando di dire è: non mi chiamo Roberto. Come diavolo faccio a farglielo capire?


Roberto Pierantoni è quel bastardo del mio capo, in un'azienda di spedizioni in provincia di Modena.
Il più grande pezzo di merda che io abbia mai conosciuto.
E' un giandone di un metro e ottanta, fisico imponente supportato da uno scheletro di gomma. La sua postura ricorda quei pupazzetti di legno con cui giocavo da piccolo, che si afflosciavano spingendo il pulsante sotto al loro piedistallo.
Dopo un po' che ci si giocava, a forza di afflosciarsi e raddrizzarsi, il pupazzetto non tornava più completamente dritto, restava sempre un po' molle e piegato su se stesso. Ecco, questo è il fisico del mio capo Roberto. Semina terrore tra gli uffici, camminando sempre un po' ingobbito con l'auricolare del blackberry incastonato nell'orecchio destro.
Con l'alito che puzza di foglia e gli occhi da contadino che si alza presto la mattina, si piazza alla mia scrivania per l'interrogatorio delle 11, chiedendomi eventuali updates, se ho inserito i forecasts, se ho shiftato quei carichi, e se l'extimated time è stato confermato. Affianca ai suoi inglesismi frasi fatte del tipo "e adesso che mi hai dato ragione che cosa ci faccio, il brodo?", "non siamo mica qui a pettinar le bambole" o " non stiamo ad asciugare gli scogli".
Tutti in ufficio si chiedono come faccia un individuo del genere ad essere arrivato così in alto.
L'unica spiegazione è che, come accade per le disgrazie, anche i trionfi rispondono ad un insieme di fattori, una combinazione unica e irripetibile che favorisce il risultato finale. A questo va aggiunto che Pierantoni è sposato con una dea. Una Sophia Loren dei nostri tempi, burrosa, sensuale, indimenticabile e con dei modi che incantano. Una truffa ai danni dell'umanità che vede una creatura del genere sposata a un tale zoticone.
L'ultimo ricordo che ho di lei risale a ieri sera. Saranno state le 20, ed io ero ancora in ufficio per l'ennesimo straordinario non retribuito. Era venuta lì in taxi dopo un pomeriggio di shopping in centro, sperava di trovare il marito prima che andasse alla cena con i giapponesi per essere riaccompagnata a casa. Le risposi che lo aveva mancato di poco, e mi offrii quindi di riaccompagnarla io. Lei accettò, e nel tragitto in macchina mi disse con la sua voce vellutata che non avrei dovuto fare così tardi al lavoro, che non vale la pena lavorare per la gloria, ma non avevo una fidanzata da cui tornare? Arrivati sotto casa scesi per accompagnarla al portone, ho il ricordo di lei che entrava e richiudeva la porta alle sue spalle. Poi più nulla. Il buio.
E ora che sono qui, minacciato dal metallo freddo di una pistola, ripercorro quegli ultimi istanti.
Deve essere stato lì che sono stato scambiato per Pierantoni, tramortito e portato via.
Ora, io non so quale sia il motivo per cui questo pazzo furibondo volesse rapire il mio capo e fargli quello che sta per fare a me.
Al momento sono più preoccupato per le mie sorti e parecchio incazzato per il fatto che sto subendo io quello che sarebbe dovuto toccare (meritatamente, permettetemi di aggiungere) a quel bastardo.
Nel frattempo l'uomo con la pistola ha ripreso a parlare. "Io sono molto intelligente, se vuoi trovare una buona ragione per farti perdonare, dovrai darti molto da fare." Mi toglie il bavaglio, ma prima che io possa dire qualcosa sento tremare la stanza intorno a me, insieme ad un boato fortissimo. La parete di destra si sgretola completamente, e nel cadere a terra la sedia di legno a cui ero legato si piega su se stessa.
Cammino carponi sulle macerie lasciate dal terremoto, tremando sui gomiti, tentando di far entrare aria nei polmoni.
Per uno strano scherzo della mente mi torna alla memoria una frase lontana del mio allenatore di lotta greco-romana. Non sei mai messo troppo male se puoi ancora uscire da un'altra parte.

 

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