Pasian Fabio - I Classificato PDF Stampa E-mail
IL PRIMO LAVORETTO di Fabio Pasian

 

Quando la vide dalla finestra, nell'appartamento soltanto al di là della strada ma così lontana, già con la borsetta in mano, troppo distante per raggiungerla prima che potesse uscire e sparire, non poté fare altro che fermarsi e stringere la pistola, a rischio di farsi partire un colpo in tasca.

Un errore. Un numero in più, o in meno.

Lo avevano mandato nella casa sbagliata.

 

In effetti, il ragazzino che gli aveva passato l'indirizzo gli era sembrato un tipo piuttosto superficiale. Troppo giovane, troppo inesperto per quel tipo di affari. Gli occhi troppo mobili, da animale braccato, sopra un naso delicato. E sotto, un paio di baffetti spelacchiati provavano inutilmente di dare una parvenza di virilità a un volto che non riusciva a nascondere la mancanza di esperienza.

Gli aveva mostrato la foto di una donna. Sulla quarantina, bruna, piuttosto formosa, occhi neri, capelli tagliati in una specie di caschetto lungo. Era ritratta vicino a una motocicletta e, facendo le dovute proporzioni con il mezzo, doveva essere di poco sotto il metro e settanta.

"Viale Vedoja sessantasei" gli aveva sussurrato poi, il ragazzino. "Ricordatelo bene, bello, perché non te lo posso mica scrivere, lo capisci bene".

Certo che lo capiva, non si dovevano lasciare tracce. Lo capiva benissimo, anche se era al suo primo incarico.

Avrebbe preferito avere qualcuno esperto, a dargli le istruzioni. Invece, per colmo di sfiga, il ragazzino doveva essere inesperto quanto lui, forse di più. E infatti, gli aveva dato l'indirizzo sbagliato.

Il piano era semplice. Secondo gli appostamenti che erano stati fatti dai ragazzi del clan, come d'abitudine la donna sarebbe dovuta uscire verso le nove e mezzo dall'appartamento di fronte a quella nicchia del vano scale in cui lui si era rintanato. Con due passi lui l'avrebbe raggiunta e lì, sul pianerottolo, un paio di colpi con la pistola silenziata avrebbero messo felicemente in archivio quel suo primo lavoretto. Il primo di quella che sperava sarebbe stata una lunga serie, ben pagata.

E invece, la donna stava nell'appartamento della casa di fronte. Sulla quarantina, bruna, formosa, capelli a caschetto. Era lei.

Ma forse poteva ancora farcela. Mentre la donna spegneva la luce di casa sua e si apprestava a uscire, lui si staccò dalla finestra del vano scale. Scese i gradini a due a due, nell'ingresso si infilò il casco integrale, e si trovò in strada.

Guardò l'orologio. Le nove e ventidue. In quel momento la donna uscì dal portone dello stabile di fronte e si incamminò lungo il viale alberato, deserto in quella serata piovigginosa.

Lui si avvicinò al motorino che aveva rubato qualche ora prima, lo avviò, fece inversione sul viale e cercò con lo sguardo la donna. Che stava salendo a bordo di una Yaris argento, una settantina di metri più avanti.

Lui accelerò, ma non riuscì a impedire che la Yaris uscisse dal parcheggio prima del suo arrivo e lo precedesse lungo la strada alberata.

Si rassegnò a seguirla con il motorino, a debita distanza. Avrebbe utilizzato la prima occasione utile per completare il lavoro che gli era stato affidato.

La donna guidava piuttosto velocemente, per strade che si facevano via via più affollate. Le insegne luminose si riflettevano sull'asfalto bagnato, creando strani effetti di luce.

Quando attraversarono il centro della cittadina, dovette avvicinarsi di più alla vetturetta della donna per evitare di restare bloccato da qualche semaforo o, peggio, di dover passare con il rosso dando nell'occhio. Ma non gli sembrò che la donna se ne accorgesse.

Dopo una decina di minuti, passarono davanti a un cinema. La donna rallentò vistosamente e guardò in direzione del marciapiede, come per osservare le locandine del film, o per verificare se davanti all'ingresso ci fosse già una persona che doveva incontrare.

L'automobile proseguì lentamente. Evidentemente la donna stava cercando un posto dove parcheggiare. Infine svoltò in un vicolo male illuminato e senza marciapiedi, e accostò al muro di una casa.

Anche lui svoltò nel vicolo. Era questa l'occasione che aveva aspettato.

La donna uscì dalla vettura e incominciò ad armeggiare con le chiavi. Lui le si fermò accanto e puntò la pistola. Mentre i colpi soffocati dal silenziatore raggiungevano il bersaglio, lei lo guardò stupita, sbarrando i suoi grandi occhi azzurri. Poi si afflosciò con un gemito.

Lui ripartì, e sparì nella notte.

 

A casa, più tardi, ripercorse mentalmente le fasi di quel suo primo lavoretto. Aveva una strana inquietudine che gli rodeva dentro. Certo, era fiero di essere riuscito a portare a termine l'incarico, nonostante l'evidente errore nelle istruzioni che gli aveva passato il ragazzino: la donna stava infatti in viale Vedoja sessantasette, non sessantasei.

Ma c'era qualcosa che non gli tornava. Eppure, aveva fatto tutto bene: aveva usato i guanti, aveva pulito con uno straccio il motorino in modo da togliere tracce indesiderate e lo aveva lasciato in un posto fuori mano. Aveva gettato lo straccio e i guanti in due cassonetti diversi. Si era fatto la doccia e aveva buttato in lavatrice il suo giubbotto impermeabile e i pantaloni, per evitare che vi rimanessero sopra delle tracce di polvere pirica.

Ma sentiva che c'era un particolare che non quadrava.

Infine capì. La sua vittima designata, la donna della foto, aveva gli occhi neri. Quella che aveva ucciso li aveva azzurri.

Il ragazzino gli aveva dato l'indirizzo giusto. Era stato lui ad ammazzare la donna sbagliata.

* * *

Nato in Brasile nel 1953, Fabio Pasian vive a Trieste, la città  dei suoi genitori, dove lavora come astronomo nel campo delle tecnologie informatiche. I suoi racconti brevi hanno ricevuto riconoscimenti a premi letterari e sono stati pubblicati nelle rispettive antologie. Ha pubblicato quattro libri: il racconto "Fanes", con gli acquerelli di Riccarda De Eccher (Edizioni Antiquità , 2009), il romanzo breve "Letto 8B" (Aletti Editore, 2010), "I cerchi del tronco - Due racconti di formazione" (Montedit, 2012) e "Al di là  del vetro appannato", una raccolta di 34 racconti (Beit Editore, 2013)

 

 

 
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