Eugenio Saguatti - II classificato PDF Stampa E-mail

TURNO DI NOTTE di Eugenio Saguatti

 

"Allungai una mano, istintivamente, e quella cosa mi colp√¨, mi morse le dita con un dolore acuto che mi fece urlare, urlare di terrore e allora corsi via nel buio, senza sapere dove, inseguito da quella risata che si faceva pi√Ļ forte, alle mie spalle, pi√Ļ tintinnante, e quasi isterica. Inciampai e caddi nella polvere, ma mi rialzai subito, graffiando la terra battuta con le dita per tirarmi su, e corsi ancora, lontano da quella risata."

(Carlo Lucarelli)

- S√¨ tenente, questo ce l'ha gi√† raccontato. √ą il resto che non ci √® chiaro. - Il colonnello Breviglieri, una donna con i capelli grigi raccolti dietro la nuca, parlava con tono neutro. - Le ricordo che questa √® soltanto un'udienza preliminare, ma lei √® tenuto comunque alla massima collaborazione. L'abbiamo fatta rientrare sulla Terra per capire come affrontare la faccenda. Nel frattempo, la stazione marziana Samantha Cristoforetti √® considerata in quarantena. Dunque, cosa fece dopo la... aggressione?

Il tenente Jannone si coprì la faccia con le mani. Sulla destra portava visibili le cicatrici rosse del morso. - Non... non ricordo. Credo di essere rimasto nascosto, non so per quanto. Loro... loro stanno alla luce. Nel buio si dissolvono.

I membri della commissione d'inchiesta si scambiarono occhiate perplesse, parlottarono tra loro coprendosi la bocca.

Il colonnello si schiarì la voce. - Quindi lei uscì dal sentiero illuminato per rifugiarsi nell'oscurità. Ma cosa ci faceva nella serra?

- Quegli esseri si erano impadroniti di tutto il corpo centrale della stazione. Dilagarono, all'improvviso. Fino a quel momento eravamo riusciti a contenerli nella sezione degli alloggi. Quella l'avevamo dichiarata persa; troppi specchi.

Cardone, la psichiatra, si agitò sulla sedia. - Specchi?

- S√¨, specchi. Escono dagli specchi e da qualsiasi superficie riflettente. √ą una delle poche cose che abbiamo fatto in tempo a capire.

Il colonnello fece segno allo psichiatra di tacere. - Vada avanti, tenente.

- Avevamo attrezzato la sala mensa a dormitorio. Ci stavamo preparando per la notte, quando comparvero. Nessuno cap√¨ da dove, ma a un tratto erano ovunque. Qualcuno, credo Demeo, tent√≤ di spegnere le luci, ma venne raggiunto prima. Lo morsero alla nuca - Jannone si artigli√≤ dietro al collo -, come fanno sempre, e non ci fu pi√Ļ niente da fare. Si nutrono dell'elettricit√† prodotta dal cervello, la assimilano con un rumore osceno, un misto tra un risucchio e un mugolio di piacere.

Scosse la testa. - Il suono pi√Ļ orribile che io abbia mai sentito. In meno di dieci secondi quasi tutti ce ne trovammo uno addosso.

- Ma lei no. Giusto?

- In tre ci salvammo, i pi√Ļ vicini all'ingresso sud: Lomelli, Grandi e io. A quel punto la stazione era divisa in due, con le bestie immonde nel mezzo. Ci dirigemmo verso la serra. L√¨ c'era l'uscita diretta all'esterno, e il trabiccolo.

- Trabiccolo? - Cardone si sporse attraverso il tavolo che divideva la commissione dal tenente.

Il colonnello annuì. - Il veicolo elettrico per il movimento di superficie.

Il tizio con l'elegante completo blu elettrico che sedeva alla destra del colonnello saltò in piedi. - Ci sta dicendo che intendevate abbandonare la stazione Samantha Cristoforetti? L'orgoglio dell'Agenzia Spaziale Italiana? Una struttura da miliardi di Euro?

- Dannazione, no. Volevamo fare il giro da fuori e rientrare dai laboratori, all'estremità nord. Lì c'erano le squadre al lavoro per tentare di capire come affrontare quei mostri. Avevamo stabilito turni di lavoro ventiquattro ore su ventiquattro. Se c'era qualcuno ancora vivo, era là.

Il colonnello Breviglieri irrigidì la mascella e puntò un dito contro l'uomo in blu. - Spallanzani, si sieda, e lasci parlare il tenente Jannone. Le ricordo che lei è qui solo a garanzia degli investitori, non ha diritto a interrogare il testimone. Tenente, continui.

- Arrivammo alla serra, ma ci avevano preceduti. Lomelli venne assalito appena aprimmo il portello stagno. Il mostro era in piena luce, quindi allo stato corporeo; Grandi si era portato un'ascia con sé, gliela conficcò in quella specie di testa che hanno e quello si dissolse, come una fiammata. Non era il solo, purtroppo. Ne sbucò un altro, che piantò i denti nella nuca di Grandi e rimase a gongolarsi. Tentai di staccarlo, ma mi morse - mostrò i segni - e tornò a occuparsi di Grandi.

- Dopodiché?

- Ero terrorizzato. Mi bendai le dita e svenni, credo. Quando mi ripresi non vidi traccia dei mostri. Mi infilai la tuta, accesi il trabiccolo e uscii all'esterno.

- Arrivò ai laboratori.

- Nemmeno. Mi accorsi che i portelli stagni erano aperti. Aria e atmosfera si erano dispersi. Non importava andare a controllare per capire che erano tutti morti.

Jannone annuì. - Perché la trovammo a chilometri dalla stazione Cristoforetti?

- Tentai di raggiungere la citt√† cinese, la pi√Ļ vicina, ma le batterie mi mollarono. Lanciai la richiesta di soccorso radio e rimasi ad aspettare.

Cardone tamburellò le dita sul tavolo. - Tenente, si rende conto che non abbiamo trovato traccia di queste creature?

- Sì, me l'avete ripetuto decine di volte, ma la mia risposta non cambia: non so che fine abbiano fatto. Se ne saranno tornate da dove sono venute, ovunque sia, quando si sono rese conto che non c'era nessun altro da cacciare.

- Quindi lei è l'unico sopravvissuto su quasi cento persone.

- Novantasei, tra militari e scienziati. Vuole che non lo sappia?

- E come lo spiega? Pura fortuna?

Jannone scosse la testa. - No, dottoressa.

- Ah, allora ci illumini.

- La risposta è lì dentro. - Il tenente indicò la borsa della psichiatra.

- Come?

- Me la passi.

Cardone aggrottò le sopracciglia, ma allungò la borsa di là dal tavolo.

- Vede, in situazioni del genere - Jannone rovistò come un cane che annusa un tartufo - bisogna improvvisare.

Sorrise. - Ci contavo. - Estrasse una scatolina tonda.

Il colonnello Breviglieri cercò la pistola al fianco, ma non fece in tempo. Jannone aprì il portacipria, orientò lo specchietto verso la commissione.

Apparvero dei lampi, come fiammate, che all'istante presero forma solida e assalirono il colonnello, la psichiatra e l'uomo in blu. Altre rimasero a lamentarsi in disparte. La stanza si riempì di creature.

Jannone guardò negli occhi il colonnello Breviglieri mentre si afflosciava.

- Non mi credevate, eh?

Si rivolse agli esseri in attesa.

- Ho mantenuto la mia promessa. C'è un pianeta intero, là fuori. E adesso mantenete la vostra: fatemi diventare uno di voi.

***

Eugenio Saguatti nasce a Bologna nel '68 in piena contestazione studentesca. I fumi delle molotov ne compromettono da subito le facoltà intellettive. Fin da ragazzo non trova pace. Facile agli entusiasmi e inconcludente, sperimenta svariati mestieri, mietendo una folgorante sfilza di insuccessi: fabbro, venditore di enciclopedie, elettricista, operaio, magazziniere in un atelier di moda (per cinque giorni), giornalista, insegnante di grafica. Intanto, di notte scrive.

Prostrato dal sonno, per lungo tempo tenta di mettere la testa a posto e di dimenticare la scrittura, ma non ci riesce. Si arrende: farà lo scrittore, o morirà nel tentativo.

Attualmente sbarcatore di lunario professionista, paga i conti con lavoretti da insegnante di scrittura, editor, verniciatore di ringhiere. Ha pubblicato un romanzo e un centinaio di racconti. Per ora.

 

 
Valid XHTML & CSS | Template Design the science | Copyright © 2009 by officinewort