Stefano Tevini - III classificato PDF Stampa E-mail

TALENT SHOW di Stefano Tevini

 

Allungai una mano, istintivamente, e quella cosa mi colpì. Mi morse le dita con un dolore acuto che mi fece urlare, urlare di terrore e allora corsi via nel buio, senza sapere dove, inseguito da quella risata che si faceva più forte, alle mie spalle, più tintinnante, e quasi isterica. Inciampai e caddi nella polvere, ma mi rialzai subito, graffiando la terra battuta con le dita per tirarmi su, e corsi ancora, lontano da quella risata.

(Carlo Lucarelli)

"Corri" pensai "corri e resta lucido. Non andare in panico, resta lucido, corri, guardati in giro". Facile, come no. Intanto, alle mie spalle, quella cosa continuava con quella risata ossessiva, quel crescendo monocorde che mi spaccava la testa. Il capannone era a pochi metri. "Dai, dai!" mi dissi. Il portone scorrevole era stato lasciato aperto, non di tanto ma ci sarei passato. Forse. Mi ci infilai strappandomi la maglietta, mi voltai di scatto, afferrai la maniglia tirai con la forza della disperazione. La struttura sferragliò scivolando nelle guide e, un istante dopo, lo schianto fece vibrare il telaio di metallo. La spallata fece esplodere i vetri che mi piovvero addosso.

"Muoviti, rapido!" pensai mentre mi guardavo in giro. Sui banchi di lavoro solo polvere, nessun utensile, neanche un pezzo di ferro. Nella penombra, sotto un soppalco in ferro, armadi metallici pieni di vecchi faldoni. "Cazzo. Cazzo. Cazzo!". Alle mie spalle, fragore del portone che veniva aperto. Il volto di quella cosa, i suoi capelli, un cespuglio di ricci sudati, e il rimmel che colava sulle guance, contratto in una smorfia di furore. Corsi dietro agli armadi. L'occhio mi cadde su un pezzo di legno, il frammento di un'asse vecchia e sporca poco distante.

Mi stavo chinando per afferrarlo quando il suo ringhio mi congelò sul posto. Terrorizzato, mi voltai. La cosa era lì che mi guardava, il suo volto illuminato da una lama di luce che fendeva il buio. Gli occhi spalancati, rossi di capillari esplosi. Le pupille dilatate. Le vene del collo tese come tiranti d'acciaio. La bava alla bocca. Mi soffermai sui denti, e la mia attenzione si spostò d'istinto sulle mie dita che pulsavano di dolore. Quella cosa, un essere umano reso bestiale da steroidi sperimentali che di nome faceva Francesca Spinelli, 22 anni, commessa nella profumeria sotto casa mia, emise un sibilo flettendo le ginocchia e allargando le braccia. Io, deglutendo, arretrai di un passo allungando il braccio verso l'asse di legno. Poi, con un ruggito, lei balzò in avanti.

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Si mise in mostra fin dalle selezioni, Francesca. La osservai a lungo mentre si preparava per le prove atletiche. Culo alto e sodo, tribale tatuato sulla bassa schiena, una quarta abbondante compressa in un top della Dimensione Danza. Si era presentata pesantemente truccata davanti alla commissione e, a dire il vero, sembrava più preoccupata di piazzare la scollatura a favore di camera che non a menare pugni al sacco.

"Tanto quest'anno il doping è ammesso" la sentii cinguettare poco dopo al telefono "e sì, insomma, hai presente quello con cui esco? Fa il dirigente in un'azienda farmaceutica. Ha detto che sì, insomma, posso stare tranquilla che se mi prendono mi procura lui qualcosa di buono. Ha detto una roba che non ho mica capito, sferoidi, sterotidi, boh, cazzo me ne frega, una medicina nuova, non ancora sul mercato. Gioia, se entro nello show ho praticamente già vinto" concluse ridacchiando. E la presero per davvero. E presero anche me. La incrociai verso la fine, a quel punto iniziavo a pensare che me la sarei cavata. Avevo passato il tempo nascondendomi e, se mi capitava di vedere qualcuno, mi scappavo. Ogni volta che dai maxischermi appesi alle pareti dei palazzi veniva annunciata un'uccisione, mi ripetevo che ce la potevo fare, che ce n'era uno di meno, che mancava poco. Poi la scorsi. Si stava facendo una pera in un vicolo. Sudava. Tremava. Feci per allontanarmi senza far rumore. Lei si voltò di scatto nella mia direzione, snudò i denti e gettò da parte la siringa. Un sorriso innaturalmente largo le deformava la faccia e, gettata la testa all'indietro, mi gelò il sangue con quella risata acuta ed ossessiva. Il cuore mi si schiantò contro la gabbia toracica e corsi, corsi verso il buio, cercai un punto non illuminato dai lampioni e mi fermai solo quando mi sentii i polmoni bruciare. Ero nel cortile della Valvolex, una vecchia officina vicino all'oratorio dove giocavo a calcio da piccolo. Scorsi il capannone, di cui riuscivo a intuire la forma squadrata nella sera rischiarata appena dalle luci della città. Ansimando, mi appoggiai al muro e, senza pensarci, allungai una mano verso il buio.

Il Boss del Quartiere, il talent show per veri predatori. I programmi riprenderanno tra poco.

La freccia la intercettò, centrandola al collo, un istante dopo che i suoi piedi si erano staccati dal terreno. Rovinò a terra con un tonfo pesante. D'istinto gettai uno sguardo nella fessura tra due armadi accostati e lo vidi entrare circospetto. Saverio Pastore, 51 anni, proprietario del caccia e pesca che fa angolo con il bar dove faccio colazione ogni mattina, si guardava intorno incoccando una freccia in un arco sportivo. Sopra di lui, un drone con il logo di Family Channel dotato di telecamera a infrarossi sorvola silenzioso la zona.  Il regolamento è chiaro : si parte disarmati ma durante lo show ci si può procurare quel che si vuole. E le chiavi del proprio negozio non sono considerate un'arma. Francesca si alzò barcollando e si guardò intorno muovendosi con scatti nervosi. La seconda freccia la raggiunse al ginocchio sinistro, la gamba le tremò ma lei restò in piedi. Completamente immobile, nascosto dagli armadi, guardai Saverio incoccare un'altra freccia e centrarla allo stomaco. La ragazza, barcollando, si mosse verso di lui vomitando sangue. Una quarta freccia la centrò in fronte. Francesca cadde a terra avvitandosi su se stessa tremando in preda agli spasmi.

"Zitto. Fermo. Arriva" pensai acquattandomi nella penombra. Afferrai il pezzo di legno e, stringendolo con due mani, attesi.

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"Mah, cosa vuole che le dica. Partecipo allo show perché, insomma, sa com'è, con la crisi e tutto il resto il negozio non va mica tanto bene. Con il premio finale ci metto a posto i debiti e a finire in televisione mi faccio pure promozione, no?"

Saverio sottolineò le sue parole indicando il logo "SP Caccia & Pesca", una freccia incrociata con un tridente sotto la scritta in Comic Sans, che portava stampigliato sulla polo verde militare. Pelato e con la pancia da birra, spostava di continuo il suo peso da un piede all'altro.

"Paura? Certo che un poco ne ho, e vorrei vedere, secondo me chi le dice che non ne ha le sta raccontando una fesseria". L'ultima parte della frase la pronunciò abbassando la voce, come se stesse facendo una confidenza.

"Un messaggio per i telespettatori, mi faccia pensare, no, dai, non mi vengono bene queste cose" si schermì ridendo. Mi sedetti sui divanetti e mi presi la testa fra le mani. A breve sarebbe toccato a me. E che cosa avrei dovuto rispondere? Che mi trovavo lì perché non me ne fregava più un cazzo di niente? Che ero a casa senza lavoro da due anni e che ormai non mi chiamavano più nemmeno per i colloqui? Che tanto, se l'alternativa era restare sul divano tutto il giorno a non fare un cazzo tanto valeva iscriversi a un programma televisivo e ammazzare i miei vicini di casa per vincere un milione di euro? Ma sì, tanto, a quel punto, mi dissi, non mi avrebbero mai preso. Non ero in forma, non ero motivato. Non ero un cazzo di nessuno. Feci per alzarsi quando la porta dello studio si aprì. Saverio uscì salutando un assistente di produzione con grandi pacche sulle spalle. Quello, esasperato, lo liquidò e mi invitò a entrare con un cenno distratto. Fui sincero, durante l'intervista, avevo solo voglia di tornare a casa e dissi chiaro e tondo quel che pensavo, e che tanto il loro talent show di merda nemmeno l'avevo mai guardato.

Un mese dopo, mi telefonarono a casa.

Il Boss del Quartiere, il talent show per veri predatori. I programmi riprenderanno tra poco.

"Ecco" pensai "ci siamo. "Trattieni il respiro. Non muovere un muscolo. Adesso arriva. Stai calmo." Il drone girò l'angolo per primo facendomi saltare un battito. In quel momento più che mai, pensai di aver fatto una cazzata. Forse avrei fatto meglio a restarmene sul divano ma no, figurati, se non mi complico la vita non sono contento. Pensavo di avere problemi, beh, eccolo un bel problema. E io, idiota, che pensavo di cavarmela a buon mercato. Il rumore dei passi di Saverio mi riportò a terra. Era appena dietro l'angolo. A due passi. Uno. "Ecco, ci siamo, è finita" pensai con le lacrime agli occhi. Poi, mentre Saverio entrava nel mio campo visivo, l'annuncio dell'uccisione di Francesca lo fece voltare da un'altra parte, distratto. Il sapore ferroso della paura esplose nella mia bocca quando mi lanciai in avanti menando un colpo con l'asse che stringevo fra le nocche bianche per lo sforzo. Fece per puntarmi l'arco ma il legno si abbatté sul suo collo frantumandosi in una nuvola di schegge marce. Saverio lasciò cadere la freccia e barcollò ringhiando una bestemmia. Sbracciava per tenersi in piedi quando, muovendo un passo all'indietro, mise il piede sul sasso e scivolò cadendo contro un montante del soppalco. Il rumore che ne seguì fu umido e metallico al tempo stesso, ferro che vibra e un melone che si spacca. Tremando, restai a osservare il suo corpo inerte, scosso di tanto in tanto da un fremito, finché dalla strada non mi giunse la voce squillante dell'annunciatrice. L'ultima uccisione era avvenuta ed era tempo di annunciare il nuovo campione di Il Boss del Quartiere, il Talent Show dei veri predatori. A quel punto mi vomitai addosso.

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"Come sto?"

"Perfetto, sta benissimo"

L'assistente di produzione mi ronza intorno come un'ape con un fiore. Ha lo sguardo basso e la gonna corta. Dai che dopo lo show me la porto a casa, e se si fa scopare senza tante storie ci metto una parola buona per farla riconfermare per qualche mese. Mi aggiusto la cravatta e mi accarezzo il pizzetto.

"Due minuti e andiamo in onda"

"Arrivo" rispondo distratto. Mi hanno chiesto di aprire lo show di quest'anno con qualche parola di motivazione per i concorrenti. Nessun problema. Poco dopo, mi conducono in studio. I concorrenti sono seduti sui divanetti. Anfibi lucidati e abbronzature fresche di lampada. Addominali scolpiti e sguardi vigili. Prendo posto accanto alla conduttrice.

"Ecco il nostro campione" annuncia Rossella Oliva sorridendo mentre guarda in camera "vogliamo dare un bell'incoraggiamento ai nostri concorrenti?"

"Certamente" rispondo accavallando le gambe "ricordatevi, è come nella vita. Dovete crederci e non mollare mai. Credeteci sempre".

***

Stefano Tevini nasce nel 1981 e, dopo una laurea in Filosofia, notoriamente spendibile nel mercato del lavoro, decide di dedicarsi a un'attività altrettanto famosa per i guadagni che porta : la scrittura. Dopo diversi anni di sublime teppismo letterario telematico con il collettivo Anonima Scrittori, Stefano deve decidere se pubblicare un libro o annegarsi negli psicofarmaci. Accidentalmente, gli riesce la prima delle due imprese, e nasce Vampiro Tossico, il suo primo romanzo, pubblicato da La Ponga nel 2013. A due anni di distanza segue Testamento di una Maschera, che a qualcuno piace di più e a qualcuno piace di meno ma, insomma, piace. Nel frattempo il nostro Writing Class hero si occupa anche di fumetti e pro wrestling. Sì, si fa spaccare il muso su un ring. Per davvero. E continua a scrivere. Seguitelo e ve ne accorgerete, che scrive.

 

 
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