III Classificato "Il privilegio d'esser niente" di Nicola Lucchi PDF Stampa E-mail

"IL PRIVILEGIO D'ESSER NIENTE" di Nicola Lucchi

 

C'era una mosca che continuava a volargli attorno alla testa, fastidiosa, e appena poteva gli si posava calda e ronzante sul volto, sulla fronte, su una guancia, sotto la bocca. Lui la scacciava con un gesto veloce della mano, ma lei ritornava, sempre, sempre calda, ronzante e fastidiosa. Con l'afa di quella notte, che si schiacciava sotto al portico, e con quel corpo steso a terra, proprio vicino ai suoi piedi, c'era da stupirsi che ce ne fosse soltanto una.

Forse, proprio quella mosca, aveva visto tutto. Attraverso i suoi occhi a palla aveva spiato gli ultimi istanti di quel disgraziato ed ora, seguitando a ronzargli attorno, stava solo cercando di snocciolare una testimonianza incomprensibile.

Si chinò sul corpo e l'insetto, allo stesso modo, planò leggero sulle labbra gonfie del cadavere.

Non aveva l'aria di essere un senzatetto. Ma non aveva nemmeno l'aspetto di qualcuno che, a una certa ora della notte, ha troppa voglia di tornarsene a casa. L'odore d'alcool era tanto pungente da coprire quello del sudore che si era esteso a macchia d'olio sotto le maniche della camicia. Una bottiglia di birra dal collo rotto era conficcata sotto il mento e, riempita per metà di sangue, conferiva al poveretto un'espressione degna di un clown. Estrasse una penna dalla tasca della giacca e, allungandosi verso il braccio destro del cadavere, la usò per sollevargli le dita appoggiate al suolo. Un'abrasione superficiale segnava la parte superiore dell'indice. Una porzione di pelle si era arricciata scorticandosi fino alla base dell'unghia.

"Era l'ubriacone del villaggio," disse la voce fresca del ragazzo alle sue spalle.

"Ogni paese che si rispetti ne ha uno," rispose l'uomo alzandosi. "Nessuno ha visto niente?"

"Il titolare del bar all'angolo lo ha sbattuto fuori dal locale dopo l'orario di chiusura. Per convincerlo a uscire gli ha dovuto offrire una birra."

"In bottiglia o in lattina?"

"Come scusi?"

"Ha detto che per convincerlo a uscire gli ha offerto una birra. In bottiglia o in lattina?"

"Non saprei, signore," disse l'assistente. "Posso tornare a chiedere."

Come si conviene, il silenzio del superiore bastò al ragazzo per sparire alla ricerca dell'informazione richiesta. L'uomo, di nuovo solo, camminò allora lungo il portico, dove una fascetta colorata si arrotolava attorno ai pilastri, tenendo lontano i pochi curiosi che, sfidando l'ora tarda, giravano attorno a quella scena. Ai piedi della parete, a pochi passi dal cadavere, il collo di una bottiglia giaceva a terra scheggiato. Poco sopra, ad altezza d'uomo, dei frammenti di vetro verde contornavano come piccoli smeraldi una lieve scalfittura dell'intonaco. Accanto a quel solco, una striscia sottile di sangue si era asciugata affrescando il muro.

L'uomo si chinò di nuovo. Infilò un guanto in lattice e raccolse il collo mozzato portandoselo all'altezza del naso.

"In bottiglia signore," disse la voce affaticata dell'assistente.

"Te lo ha detto il barista?"

"Sì signore, è stato lui a trovare il corpo. Tornando a casa dopo la chiusura."

"Quindi ha dato una birra alla nostra vittima e poco dopo se l'è ritrovata stesa sotto i portici."

"Così ha detto, signore."

L'uomo guardò il proprio sottoposto e accennò al cadavere che giaceva poco distante, seduto schiena alla parete come un pellegrino stanco durante una siesta.

"La bottiglia è dunque la stessa?"

Il ragazzo si avvicinò al corpo, analizzò l'etichetta imbevuta di sangue che decorava l'arma del delitto, e annuì. "Esattamente quella signore."

La mosca, ancora adagiata sulle labbra dell'ubriacone, spiccò il volo posandosi sul naso del ragazzo. Il giovane, sventolando la mano, se ne liberò.

"Quindi dobbiamo credere che il barista abbia fornito l'arma del delitto?"

"Potrebbe essere, signore. A meno che la vittima ne abbia recuperata un'altra identica lungo la strada."

"O a meno che il nostro assassino avesse gli stessi gusti in fatto di birra," ironizzò il più anziano dei due. "Sappiamo se avesse litigato con qualcuno? Qualche malumore. Qualche attrito. Un ubriacone può diventare molesto non credi?"

"Tanto fastidioso da farsi ammazzare, signore?" chiese l'assistente.

L'uomo depose il collo della bottiglia nell'esatta posizione in cui l'aveva trovato, si alzò sbuffando e tornò ad analizzare la scia di sangue che accompagnava il graffio sul muro. La mosca, quasi seguisse l'indagine, si era posata ora poco sopra la piccola conca e, a piccoli passi, si avvicinava timorosa alla traccia ematica assorbita dalla parete.

"Ci sono segni di colluttazione," disse senza degnare d'attenzione il proprio assistente. "La vittima riporta delle ferite?"

"Certo signore," disse l'assistente. "Ne ha una molto vistosa sotto il mento. Credo sia la stessa che ne ha causato il decesso."

Il dittero spiccò un salto e planò leggero sul cranio stempiato del più giovane che, con una manata, si procurò un lieve arrossamento della cute.

"Si crede intelligente?"

"Come signore?"

"Quell'uomo ha più sangue fuori che dentro," disse il superiore. "Crede non mi sia accorto che abbia la gola squarciata da una bottiglia? Le sto chiedendo se vede altre ferite."

"No, signore."

"Questa è la ragione per cui non farà mai carriera, se lo ricordi quando i dubbi su questa professione inizieranno a tormentarla. La vittima si è ferita lottando, e l'abrasione sul dito indice della mano destra ne è la dimostrazione. L'intonaco della palazzina è stato scalfino. Probabilmente l'assalitore ha sbattuto la vittima contro la parete e, viste le condizioni in cui si trovava il poveretto, deve esserci riuscito senza troppa fatica. La mano della vittima si è graffiata sull'intonaco ruvido del palazzo e il colpo ha rotto il collo della bottiglia che è caduto a terra. L'assassino ha quindi strappato la bottiglia dalle mani della vittima e, grazie al bordo reso tagliente dalla rottura, gliel'ha conficcata in gola. L'ubriacone ha fatto un paio di passi e si è accasciato al suolo. Esattamente nella posizione in cui si trova ora."

"Lei è molto arguto signore," disse il giovane assistente. "Ma chi può averlo fatto? Chi può essersela presa con un povero ubriaco?"

"Povero?" chiese l'uomo. "Per cominciare, siamo sicuri che fosse davvero povero?"

Il giovane estrasse dalla tasca un piccolo taccuino. Sfogliò rapido alcune pagine, decifrò la propria scrittura sconnessa e, stappando una penna con i denti, sottolineò un appunto preso poco prima.

"Posso confermarlo signore," disse il giovane. "La vittima non era affatto ricca. Tutt'altro, a giudicare dalle testimonianze di chi lo conosceva."

La mosca si posò sul taccuino che, una volta richiuso, la fece svolazzare di fronte al giovane assistente. Il ragazzo agitò per aria la penna e se ne liberò nuovamente.

"Che faceva nella vita?" chiese l'uomo allontanandosi dalla scena del crimine.

"Vendeva insetticidi," rispose l'assistente seguendolo. "Si occupava di disinfestazioni. Mosche, zanzare... cose di questo tipo."

"Direi un ottimo periodo per gli affari, visto il caldo umido di questi giorni," disse l'uomo rallentando, per farsi raggiungere dal proprio sottoposto. "Ma chi diavolo può trarre vantaggio da un poveraccio che passava le giornate a bere e a dare la caccia alle zanzare?"

"Non ne ho idea signore. Forse non si tratta di denaro, ma dell'ennesimo delitto sentimentale..."

La mosca, per nulla interessata al cadavere che giaceva al suolo, inseguì i due ronzando insistente davanti al volto del più giovane. L'assistente, penna e taccuino alla mano, prese ad agitare le braccia indispettito dal volatile.

"Può essere..." disse l'uomo più anziano. "Ma ora la smetta di agitarsi in quel modo o rischierà di conficcarsi quella penna in gola."

"Questa mosca signore," disse il giovane. "Non fa altro che ronzarmi attorno da quando siamo arrivati."

"Alle mosche piacciono i cadaveri," fece eco fra gli archi la voce del più anziano. "Dovrebbe saperlo."

"Ma io sono vivo, signore."

"Non ancora per molto, se continuerà a chiamarmi signore," disse l'uomo al comando dell'indagine. "Ora diamoci una mossa. Non abbiamo un sospetto. Non abbiamo un movente. Qualcosa mi dice che questo caso sarà più difficile di quanto immaginiamo..."

Il volatile si staccò finalmente dai due. Sospeso nell'aria, ronzò tra il banchetto offerto dal cadavere e la coppia di agenti che si allontanava.

"Non è ancora nato l'assassino che può fregarla, signore."

"Ben detto. Ma meglio non sottovalutare mai il proprio nemico."

La mosca, ormai lontana dai due, tornò a posarsi orgogliosa sulla fronte del poveretto. Giusto in tempo per essere accecata dal flash del fotografo che, ritraendola, l'avrebbe ricordata per sempre trionfante sul capo rugoso dello sterminatore, negli archivi polverosi della stazione di polizia. Come un cacciatore della savana, immortalato ai piedi delle innocenti vittime del proprio tempo libero.

nicola

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Nicola Lucchi è nato nel 1981. Laureato in Pedagogia e in Lettere Moderne, frequenta nel 2006 un corso per documentaristi presso la casa di produzioni Lab80 Film e successivamente, a Roma, il corso di alta formazione per sceneggiatori cinetelevisivi tenuto da Arcangelo Mazzoleni e Mariella Buscemi. Nel 2007 fonda la Kaspar Hauser Produzioni. Autore di documentari, cortometraggi e script finalisti e vincitori in festival internazionali (Visioni Italiane, Premio Solinas "Talenti in corto", ToHorror Film Fest, Premio R. Sonego, Fest 2013, Golden Orchid Film Festival, Short for Features ecc...) lavora come regista, sceneggiatore e copywriter. Vincitore del premio miglior sceneggiatura BAFF 2013 col lungometraggio "Nihil" e finalista a "Le quattro Giornate del Cinema di Napoli" con la sceneggiatura per lungometraggio "Impasse" è autore di soggetti e sceneggiature per il cinema. Con Massimo Vavassori ha contribuito allo sviluppo del lungometraggio "Watch Them Fall" prodotto da Nedioga Film (in uscita). Tra le sue opere come sceneggiatore anche il cortometraggio "A Cup of Tea" di Alessio Ciancianaini e la web series "Relife". Da alcuni anni lavora come sceneggiatore al fianco di Marco di Gerlando nella scrittura di opere dedicate ai laboratori per ragazzi. Tra le opere scritte per i bambini ha realizzato il pluripremiato "La mosca". Il suo primo romanzo, dal titolo "Da un inferno all'altro" e vincitore del Festival Giallo Garda 2015, sarà pubblicato da Betelgeuse Editore a novembre 2016. Attualmente vive e lavora a Los Angeles.

 

 
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