II Classificato Premio Speciale Giallo Garda - Carlo Zaza PDF Stampa E-mail

 

"Limoncella" di Carlo Zaza

 

Era solo un ricordo, o il ricordo di un ricordo, magari di qualcosa che non era neppure avvenuta realmente, una sensazione.

Non sapeva neanche come fosse arrivata, un suono, un odore, una sensazione, appunto.

Ma di certo, all'improvviso, aveva capito che tutto quello che aveva pensato fino a quel momento, per tutto quel tempo, era sbagliato.

Di pi√Ļ.

Era l'opposto di come erano andate veramente le cose.

 

Eppure, all'inizio il caso sembrava semplice. Il proprietario di una villa, in un paese sulla parte alta del lago, era stato ritrovato morto nel giardino della sua abitazione; e il comandante della Stazione dei Carabinieri del luogo, che lo aveva svegliato con una telefonata alle undici della sera precedente, gli aveva anche detto di aver fermato il sospetto omicida. Un extracomunitario, un africano che girava per il paese vendendo oggetti vari, e che era stato visto allontanarsi dalla villa subito prima della scoperta del cadavere.

"Signor tenente" gli aveva detto "il portiere di notte di un albergo nelle vicinanze ha visto questo africano camminare intorno al muro che circonda il giardino della villa fino alla riva del lago, e allontanarsi verso il paese; si è insospettito e ci ha chiamato. Noi abbiamo suonato al citofono della villa e nessuno ci ha risposto; allora abbiamo preso un'imbarcazione nel porticciolo, lì vicino, e dal lago abbiamo visto che sullo scivolo dell'imbarcadero della villa c'era un corpo. Perciò ci siamo permessi di forzare il cancello, e abbiamo accertato che il cadavere è del proprietario della villa. Sapevamo dove trovare l'africano in paese, e lo abbiamo fermato"

Comandavo ormai da tre anni e alcuni mesi quel nucleo operativo, che aveva competenza su gran parte della riva occidentale del Lago di Garda, e la gravità del fatto imponeva il mio intervento; perciò, dopo aver predisposto il personale per i rilievi e ordinato che venisse avvisato il Sostituto Procuratore della Repubblica di turno, mi ero avviato con l'autovettura di servizio lungo la strada che costeggiava la sponda verso la parte alta del lago, fino a quella zona dove, sulle pendici della montagna che si alzavano ripide subito a sinistra della statale, cominciavano a comparire le limonaie caratteristiche del luogo; quelle strutture che, con i loro pilastri in file paralleli e le muraglie intorno, sembravano scheletri di case in costruzione, e invece servivano a proteggere le piante di limone che da sempre crescevano su quei terreni, favorite da un clima particolare, quasi mediterraneo. E proprio una di quelle limonaie faceva parte del terreno circostante la villa dove era avvenuto il delitto, posta in fondo al paese, dopo il porto andando verso la parte settentrionale del lago.

Non era ancora mezzanotte, e dal paese, ancora frequentato da molti turisti in quell'ultimo scorcio di estate, arrivavano fino al cancello della villa le musiche dei locali e il penetrante odore che proveniva da un ristorante che serviva pietanze a base di pesce. Prima di oltrepassare il cancello della villa, aveva gettato uno sguardo all'acqua del lago, illuminata dalla luce dei lampioni del porto; poi era entrato, e sul vialetto che attraversava il giardino aveva trovato ad aspettarlo il maresciallo comandante della stazione, mentre altri Carabinieri erano già impegnati nei rilievi.

"Guardi tenente...magari se usciamo un attimo dal cancello lo vede meglio...ecco, il muro della villa, come le dicevo, arriva fino al lago, e ha quella specie di cornicione intorno. E' lì che il portiere di notte dell'albergo ha visto arrivare l'africano, come se avesse camminato lungo il lago. Pensiamo che venisse dall'imbarcadero, dove il muro si interrompe e abbiamo trovato il cadavere...adesso le faccio vedere"

Lo avevo seguito fino all'imbarcadero, una piattaforma in discesa dal giardino fino all'acqua del lago; e lì era disteso il corpo di un uomo dell'età di circa cinquanta anni, dalla struttura esile.

"Credo sia stato strangolato" aveva ripreso il maresciallo "vede, ci sono questi segni intorno al collo"

"Viveva solo?"

"Sì, aveva ereditato da poco questa villa dal padre. Si chiamava Cesare Martinelli; era un uomo solitario, schivo, non si è mai sposato...aveva solo un fratello, Alberto, che abita a Milano e con il quale non aveva rapporti molto frequenti, pare. Il padre viveva anche lui a Milano e aveva diversi immobili, gli altri li ha lasciati al fratello, e questa villa a lui, che ci teneva tanto; la casa è piena di ricordi della sua infanzia. Sembra però che il fratello non fosse molto soddisfatto di questa divisione, almeno questo si dice in paese...Certo la villa vale molto, e ha una bella posizione, con questo accesso diretto al lago; e ad Alberto Martinelli avrebbe potuto interessare. Ho saputo che ha un grosso motoscafo, attraccato in un porto sulla costa orientale del lago"

Un accesso al lago diretto ed esclusivo, avevo pensato; e solo allora mi era venuto in mente che un imbarcadero deve pur servire a qualcosa.

"Ma non c'era una barca, qui?"

"Ah già, tenente, mi scusi se non gliel'ho detto prima. Sì, il Martinelli aveva una barca; le aveva anche dato un nome molto particolare, Limoncella. Ma già quando siamo arrivati qui, la barca non c'era. Io ho pensato, non so se mi posso permettere..."

"Dica pure, maresciallo"

"Forse l'africano voleva rubare la barca, il Martinelli lo ha sorpreso, c'è stata una colluttazione e l'africano ha strangolato Martinelli, e intanto la barca, slegata, è stata portata via dalla corrente"

"E' una possibilità. L'africano...a proposito, come si chiama?

"Moukhtar Mamadou, senegalese"

"Ecco, ha detto qualcosa?"

"Dice che non c'entra nulla con l'omicidio, che stava camminando sul cornicione del muro per andare oltre la villa, si è spaventato vedendo il cadavere ed è tornato indietro"

In quel momento era arrivato il Sostituto Procuratore di turno; e quando me l'ero trovato davanti, non volevo credere ai miei occhi. Perché con quell'uomo avevo condiviso parte dei miei studi di giurisprudenza, prima di scegliere la carriera fra i Carabinieri.

"Massimo" mi aveva detto, vedendomi "sapevo che eri qui e che ci saremmo rivisti, quando mi hanno destinato a questa Procura della Repubblica. Sai, dopo quella tua improvvisa vocazione per l'Arma, non era facile trovarsi nella stessa sede...e invece è successo"

"Invece io non me lo aspettavo proprio, Andrea. Come stai? Mi dispiace per questa levataccia notturna"

"Cosa vuoi, quando si è di turno è normale. Dai, poi parliamo dei vecchi tempi. Intanto, cosa abbiamo qui?"

Lo avevo informato di quanto era stato accertato e delle ipotesi che si potevano fare sull'accaduto. Con lui era arrivato il medico legale, che aveva confermato il decesso della vittima per strangolamento in base a quanto poteva osservare esternamente. Andrea si era detto d'accordo che, al momento, Mamadou sembrava essere l'unica persona sospettabile per l'omicidio, in base alla sua presenza sul luogo e nel momento del delitto, e all'esistenza di un movente plausibile.

Poi avevamo cominciato a parlare dei vecchi tempi, dell'università e degli amici di allora. Del resto, il caso sembrava risolto, o quanto meno avviato ad una soluzione. Ma la nostra conversazione era stata interrotta dal maresciallo, che ci portava notizie sulla barca del Martinelli. Una delle nostre motovedette, in servizio di pattugliamento sul lago, aveva avvistato il relitto di un'imbarcazione, alla deriva verso il centro del lago, alcune miglia a sud del paese. Si trattava, senza dubbio, della barca del defunto. Il natante era stato recuperato con qualche difficoltà, e pur essendo semidistrutto ne era ancora leggibile il nome: Limoncella. Come quella barca avesse continuato a galleggiare in quello stato, sembrava inspiegabile.

 

Cominciava ad albeggiare. Il cadavere del povero Martinelli era stato rimosso, i rilievi erano terminati senza particolari risultati, e l'imbarcadero della villa era ormai deserto. Mi ero fermato lì a guardare la luce che lentamente rischiarava il cielo verso la sponda orientale del lago, e delineava il movimento dell'acqua; onde che si susseguivano da sinistra a destra, da nord a sud. Già, verso sud, dove era stata ritrovata la barca; certo, tutto quadrava, così doveva essere. Eppure...

No, invece, non quadrava per niente. Perché, all'improvviso, c'era quel ricordo, quell'odore, quel suono; quelle sensazioni.

L'odore...ah, ecco, l'odore del pesce cucinato nel ristorante; e quella musica che veniva dal porto. Aveva guardato l'acqua del lago, in quel momento; perché? Certo, perché aveva pensato che, se sentiva così nitidamente quell'odore e quella musica, che venivano da alcune centinaia di metri, questo voleva dire che il vento tirava da quella parte. E aveva guardato la superficie dell'acqua, che si muoveva in quella direzione, la direzione del vento che portava quell'odore e quei suoni. Da sud a nord, da destra a sinistra. Esattamente il contrario di quello che si vedeva in quel momento.

Il vento, evidentemente, aveva girato; quando l'omicidio era stato commesso, veniva da sud, e muoveva l'acqua del lago verso nord. Ma allora quella barca, Limoncella, alla deriva dopo il tentativo di furto di Mamadou, avrebbe dovuto andare verso nord; e invece era andata a sud. E questo voleva dire che...

Andrea si trovava ancora nella villa, per fortuna. Lo trovò mentre si avviava verso l'uscita.

"Andrea, aspetta. Limoncella a sud non c'è andata da sola"

Si rese conto che, detta così, sembrava una frase demenziale; e l'espressione di Andrea, del resto, era eloquente.

"Massimo, forse hai bisogno di andare a dormire; mi sembri un po' sconnesso. Non so chi sia questa Limoncella, ma cosa ci importa con chi va in giro?

"No, scusa, ho fatto una sintesi eccessiva. Allora, Limoncella è la barca di Martinelli, sai, quella trovata nel lago"

"Ah, già, Limoncella. Va bene, ma cosa vuol dire che non era sola?"

"Noi abbiamo pensato che la barca sia stata trasportata dalla corrente fino a dove è stata trovata; ed è stata trovata a sud di qui. Ci siamo?

"Bene. E allora?"

"Allora, io ricordo bene adesso che, all'ora del mio arrivo qui, e dunque anche all'ora del delitto, il vento veniva da sud, e anche la corrente del lago era in quel senso. E quindi la barca sarebbe andata alla deriva controcorrente, il che è impossibile. Quindi, se la barca è andata a sud, vuol dire che qualcuno ce l'ha portata"

"E questo qualcuno..."

"Questo qualcuno è l'assassino, che si è allontanato con la barca. Dunque non può essere Mamadou"

"Non c'è dubbio. Ma, se è così, dove è andato a finire l'assassino? E' annegato nel lago?"

"Questa è una possibilità; ma perché avrebbe dovuto andare al largo con la barca? E poi, contro cosa sarebbe andato a sbattere, tanto da distruggere la barca? No, c'è un'altra ipotesi; ed è che avesse un'altra imbarcazione su cui trasbordare; e questo spiegherebbe la distruzione della povera Limoncella. Ha tentato di farla affondare per cancellare le sue tracce"

"Sembrerebbe logico. Ma a questo punto siamo in alto mare, anzi in alto lago, se mi passi la freddura"

Andrea aveva sempre avuto un senso dell'umorismo un po' discutibile, ma dovevo ammettere che, escludendo il buon Mamadou, sembrava non esserci pi√Ļ un sospettato immediatamente disponibile. E poi, all'improvviso, dagli abissi della memoria di quella lunga notte emerse qualcos'altro.

"Un attimo; cosa mi ha detto il maresciallo a proposito di un motoscafo?"

Lo chiamai, e mi ricordò che Alberto Martinelli, il fratello del defunto, aveva un motoscafo sul lago; il fratello che l'eredità paterna aveva privato di quella villa con accesso diretto al lago, e a cui Cesare però non avrebbe mai rinunciato, perché in quella casa c'erano i suoi ricordi di persona solitaria. Chi aveva il mezzo per lasciare la villa dal lago dopo l'omicidio, dunque, aveva anche un movente per commetterlo.

Alberto Martinelli confessò l'omicidio del fratello. E, alla fine dell'interrogatorio, maledisse la sua sfortuna, che aveva tenuto a galla il relitto di Limoncella fino al recupero.

Sfortuna da una parte, fortuna dall'altra, forse. O forse, lo spirito di quell'uomo solitario, tanto legato a quella casa, a quella limonaia, a quei venti che muovevano le acque del lago...e a quella barca che dai limoni aveva preso il nome.

 

Carlo Zaza, nato a Napoli, cresciuto a Roma, vive a Brescia. Magistrato dal 19812, attualmente lavora alla Corte di Cassazione. Dopo aver scritto alcune monografie giuridiche, ed essersi interessato nell'ultima di esse della logica della prova nel processo penale, è stato preso dalla curiosità di verificare se nelle investigazioni della letteratura giallistica le cose funzionino allo stesso modo; e così è nato nel 2014 La logica del giallo, un saggio sui principi della logica investigativa applicati ad alcuni famosi romanzi e racconti gialli. Questa esperienza continua con il blog che porta lo stesso nome del titolo, sul quale pubblica articoli in materia e recensioni di gialli contemporanei.

 
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