I Classificato X Edizione Turno di Notte - Federico Torresan PDF Stampa E-mail

"Indagine inversa" di Federico Torresan


Mai vista una notte così bella.
Un luna da favola, un cielo da poesia.
L'aria bruna, dorata addirittura, appena fresca.
Unica nota stonata: il ricordo di quella voce.
Sottile, tagliente, feroce.
Una voce cattiva. Appena un sussurro: "Buona fortuna".
(Carlo Lucarelli)

Ma non ne aveva bisogno, si convinse, chiudendosi alle spalle il portone d'ingresso. Perché aveva il suo piano, e sarebbe bastato. E di nuovo aveva sputato, per scacciare la malasorte. Eppure le parole di don Alfonso gli erano rimaste addosso come le spine sulle dita quando d'estate raccoglieva i fichi d'india a mani nude, e lo avevano uncinato di tristezza. Allora, per farsi coraggio, si disse che se proprio doveva essere depresso era meglio esserlo sul bordo di una piscina, in qualche parte del mondo a non fare niente, come i cani randagi sulla banchina che aspettano l'arrivo delle barche per spartirsi le teste dei pesci. E strinse più forte il borsone e prese a camminare.

12 ore dopo la morte di Alfonso D'Ignoto.

- Quando vuole il gatto le unghie le toglie però - bisbigliò Caccialupi aggrappandosi come un trapezista senza rete alla maniglia sopra la portiera, e non perché era abituato a prendere l'autobus, ma per via della guida sportiva del commissario Miraggio e perché non ne poteva più di sbattere la testa contro il finestrino e sul cruscotto come la sferetta d'acciaio di un biliardino.

- Si capisce che non fai carriera, Romeo - disse il commissario tra una scalata di marce, una frenata improvvisa, una brusca sterzata e una masticata di chewing gum alla fragola - rimarrai vice ispettore a vita di questo passo - concluse, sniffando l'odore di sgommata e di frizione bruciata dentro l'abitacolo dell'Alfa dopo una deviazione improvvisa.

- Non mi interessa la carriera, Vito, le regole piuttosto, le regole -protestò Romeo.

- Le regole - annuì il commissario serrando le labbra e contraendo l'angolo della bocca dove aveva parcheggiato la gomma da masticare - quelle sì, sono sostanza fino a un certo punto, ma poi è l'interpretazione che diventa sostanziosa e fa la differenza tra un assassino in galera e un'archiviazione per mancanza di prove, e poi - insistette convinto - bisogna essere anche un poco psicologi in questi casi. Ma te Romeo i miei consigli li ascolti qualche volta?

Romeo Caccialupi assentì rassegnato, fissando il panorama della città che scorreva sul finestrino come in una VHS in riavvolgimento rapido, senza accertarsi se quello del suo cranio fosse un movimento volontario o solo l'effetto dei sobbalzi dell'Alfa sul collo diventato snodabile ed elastico.

- Hai visto quanto ci ha messo Gaetano Schiavone a confessare l'omicidio? Incutere timore, senza procurare danni a lungo termine, questo è il segreto.

- Ecco un po' di prove le avevamo, magari ragionandoci con calma, senza fare i fenomeni, andare a cercare qualche altro testimone più affidabile, con un po' di fortuna - si giustificò Romeo - tanto per essere sicuri. Rimettersi alle tecniche scientifiche, l'analisi del DNA ad esempio.

- Ma quali testimoni! Gli sono venuti gli occhi come pasta di vetro quando ha firmato la confessione - confidò con un ghigno Vittorio, pestando ancor di più il piede sull'acceleratore e masticando come una bufala - credimi, tutti hanno un punto debole, un molare indisposto con la galleria di un tarlo, una vecchia otturazione in procinto di saltare, basta che gli pesti contro la guancia la pistola e minacci di fargli saltare il tarlo insieme al cervello e vedi cosa ti firmano, altro che una confessione, altro che testimoni.

A quel punto, a un dosso preso a velocità di decollo, un angolo della tappezzeria interna della capotte si scollò e per un momento Romeo credette sul serio di essere finito in un fosso.

Prima o poi riesco ad aggiustarla pensò allora, con l'Attak magari come spiegavano sulla grande guida illustrata del bricolage che aveva collezionato con le uscite in edicola.

- E poi Romeo quand'è che lo sistemi 'sto tetto? - si innervosì Vittorio - ma con l'atàc non con il mastice. Il mastice è per i calzolai non per i poliziotti.

- si dice Attak, Vito.

- Ci ragioni troppo sulle cose, devi far correre le mani. E i pugni. Senza prenderci gusto però, che poi non smetti più, a farli sentire dei deboli intendo, come il gatto col topo - e dopo una pausa per risucchiare le bollicine di saliva dal taglio del sorriso - Atàc appunto, e io che ho detto? Lo vedi? Non mi ascolti mai! E cavatosi la cicca dalla bocca che sapeva di fragola l'appiccicò sulla lamiera e con un pugno ben assestato vi fece aderire la tela strappata in modo che non gli cascasse di nuovo sugli occhi.

10 ore dopo la morte di Alfonso D'Ignoto.

Il vice ispettore Romeo Caccialupi vide uscire dalla sala interrogatori il pregiudicato Gaetano Schiavone, detto cinghiale forse per via della peluria sulla schiena forse per via del grugno che aveva al posto del naso o forse per entrambi i motivi insieme. Già noto alle forze dell'ordine e schedato per reati minori, filava con le manette ai polsi accompagnato da un agente, gobbo come i somari che fanno girare le macine dei mulini e con gli occhi arrossati come in una giornata di pollini. Dietro di lui arrivò puntuale la voce del commissario Miraggio: - Romeo sempre in ritardo arrivi, ti sei perso uno spettacolo.

- Veramente - si giustificò l'altro - mi hanno appena informato dell'arresto, l'interrogatorio sarebbe dovuto iniziare adesso.

- Vedessi, è saltato come una cavalletta davanti alla mietitrebbia quando si è riconosciuto nelle riprese delle telecamere della banca. Il commissario sistemò allora, paterno, un panno sulle spalle di Gaetano Schiavone per asciugarlo dal bagnato in cui nuotava, quasi lo avessero annaffiato con un secchio di sudore sul capo. E poi lo rincuorò, lasciandolo andare con una pacca sulla schiena.

- Brillante rapidità - si complimentò Romeo.

- In fondo la confessione è stata solo una formalità - ammise con modestia il commissario - i due testimoni lo avevano già riconosciuto in zona, armato, in orario compatibile con l'omicidio di don Alfonso.

7 ore dopo la morte di Alfonso D'Ignoto.

- Si capiva subito che andava ad ammazzare qualcuno - esalò con un filo di voce il netturbino del turno di notte con l'avambraccio del commissario Miraggio che gli comprimeva la carotide, e le vertebre che mal si adattavano al palo della luce che lo reggeva in piedi, che ogni tanto sfregavano come carta vetrata sul midollo.

- Si capiva dagli occhi, gonfi di sangue.

Vittorio Miraggio allora allentò la pressione così che nel corpo del netturbino il sangue riprese a circolare anche se lentamente, come in una strada ingorgata dal traffico.

- E tu non hai provato a fermarlo?

- Certo, si capisce, come no, mi son messo di traverso con la scopa, ma mi ha spinto da farmi cadere sull'asfalto. Con forza, la forza di chi va ad assassinare.

- E che ore saranno state?

- Per poco non ammazzava pure me. Le tre commissario, massimo le tre e mezza. Ancora c'ho i lividi alle ginocchia e mi fa male la schiena.

5 ore dopo la morte di Alfonso D'Ignoto.

- Prima o poi lascio il marciapiede e cambio vita - frignò come una cicala la ragazza bionda.

- Come no, bambola, come no. Anch'io. Se siamo fortunati ce ne andiamo insieme a Cayo del Sur a pescare i marlin, ma adesso bambola sforzati di ricordare, okay?

- Io me ne torno a Bucarest, Vito.

Allora Vittorio, appoggiato a una pompa di benzina del distributore, se l'avvicinò con un braccio stretto alla vita e le spiaccicò un dito umidiccio di saliva sulla fronte. - E a parte la pistola infilata nella cintura, la faccia te la ricordi?

- Forse non ricorda proprio - interruppe Romeo da dentro l'Alfa, appollaiato alla maniglia sopra la portiera - Non è il caso di insistere.

- Gaetano, Gaetano Schiavone - suggerì Vittorio a un orecchio della ragazza - ti ricordi la faccia che ha, eddai c'era la luna piena, l'avrai vista benissimo.

- E chi è che non se lo ricorda quel grugno di Gaetano il cinghiale - si lamentò allora la bionda con una smorfia di rigetto.

Mezz'ora dopo la morte di Alfonso D'Ignoto.

Si era preoccupato di arrivare puntuale all'appuntamento con don Alfonso, per questo Gaetano Schiavone, detto il cinghiale, si era innervosito quando un netturbino con l'alito da alcolizzato gli si era parato davanti mendicando una Marlboro. Poi si era concentrato a seguire il percorso che gli avevano suggerito, passando di fronte all'Agip e poi proprio a filo del muro della banca perché così, gli aveva garantito il commissario Miraggio, le telecamere di sorveglianza non lo avrebbero rilevato.

Il ramo del fico si spezza, pensò suonando al citofono di don Alfonso, e se hai la sfortuna di essere dalla parte sbagliata sei morto. Lo sapeva perché la sua era una famiglia di contadini, da prima che Garibaldi sbarcasse sull'isola e forse quando ancora ad Agrigento si parlava arabo. Anche i D'Ignoto si erano messi nel settore, specializzandosi in prodotti agricoli sudamericani, uno in particolare: cocaina colombiana. Così lui si era messo a fare il dettagliante, spacciava la bianca di don Alfonso e, all'occorrenza, la tagliava pure. Mettersi contro don Alfonso portava male già di suo, e chi gli si era messo di traverso aveva sempre fatto una brutta fine. Sicuro che se avesse saputo che era diventato un confidente del commissario, che se lo era venduto alla polizia in cambio di una rendita e di una falsa identità, sarebbe finito a vedere il cielo sdraiato su un binario del treno. Non c'era da temere, gli aveva invece garantito il commissario, siamo pronti al blitz appena ti consegna la roba. Il suo nome non sarebbe neppure comparso nelle carte dell'indagine. Ma se fai cazzate, lo aveva avvertito, ti copro la faccia con un asciugamano e lo imbevo d'acqua fino a farti soffocare, o ti vendo al clan dei D'Ignoto. Però un dubbio gli venne a Gaetano, quando staccò il dito e il citofono rimase muto, il dubbio di essere seduto sul ramo sbagliato.

Un minuto dopo la morte di Alfonso D'ignoto.

Masticò a vuoto per la tensione, poi sfilò il silenziatore dalla pistola e pensò a una vita diversa, e alla villa, nuova, con la piscina. Poi artigliò i manici del borsone sportivo con i dieci chili di coca di don Alfonso, tagliabile almeno quattro volte e mezza. A terra, Alfonso D'Ignoto, capoclan e grossista di droga, abbeverava con il suo sangue la tappezzeria del pavimento manco fosse sabbia del deserto, mentre i polmoni sfiatavano come una camera d'aria consumata, sussurrando taglienti le ultime parole: "Buona fortuna". Un augurio che non gli piacque, che non sempre portava bene.

Fu uscendo dalla stanza che inciampò, e quasi cadde per il peso del borsone, su un angolo sollevato di moquette, arricciato verso l'alto come le foglie di una piantina di pomodoro cotta dall'aria di mare, e per scacciare Satana e il malocchio ci sputò sopra qualcosa.

Cayo Largo del Sur, Cuba, un anno dopo, due ore prima del tramonto.

Disteso sul bordo della piscina circolare dell'Internacional Ramblas Hotel con un piede a mollo nell'acqua clorata, un turista tedesco richiamò l'attenzione di una cameriera con un cenno tutt'altro che discreto.

- Tràeme un còctel - disse marcando l'accento straniero.

Poco più in là, sprofondato in una sdraio, Cisco Nunez, senza togliersi il panama bianco da sopra gli occhi, allungò un braccio per afferrare il Mai Tai color salmone riparato all'ombra di un parasole. Dall'oceano veniva aria come da un forno aperto e pensò che con tutto quel caldo il rum doveva essere completamente evaporato. Bloccò con due falangi la cannuccia sul bordo del bicchiere per portarsela alla bocca e sentì la scossa di un ago rovente piantato con un martello nella radice di un molare, come se avesse morso un blocco di travertino, quando strinse tra i denti l'acciaio brunito della canna di una semiautomatica, la Beretta calibro 9 in dotazione ai funzionari della Polizia di Stato italiana.

Dalla parte opposta, sulla tenue resistenza del grilletto, il dito di ghiaccio dell'ex vice ispettore, ora commissario, Romeo Caccialupi.

- Cisco Nunez - disse Romeo stirando verso l'orecchio un angolo della bocca - all'anagrafe Vittorio Miraggio - ti dichiaro in arresto per l'omicidio di Alfonso D'Ignoto, traffico di droga, falsa dichiarazione d'identità, depistaggio e reati connessi - concluse d'un fiato.

Vittorio Miraggio alzò il busto appena in tempo per vedere i Ray Ban da duecento dollari dello spaventato turista tedesco cadere in acqua e inabissarsi sul fondo della piscina decorato con motivi zodiacali a mosaico.

- Ma come diavolo hai fatto? - disse sospirando.

- Ti è mancata un poco la fortuna - rispose Romeo Caccialupi sventolando a mezz'aria una striscia di gomma da masticare - saliva al gusto di fragola sulla moquette, Vito, abbiamo il tuo DNA. E come vedi la regola è semplice e una soltanto, in una indagine di polizia innanzitutto corre il cervello, poi le gambe, poi la pistola.

 
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