II Classificato ex-aequo X Edizione Turno di Notte - Sarah Pellizzari Rabolini PDF Stampa E-mail

"Carla e le altre" di Sarah Pellizzari Rabolini

Mai vista una notte così bella.
Una luna da favola, un cielo da poesia.
L'aria bruna, dorata, addirittura appena fresca.
Unica nota stonata: il ricordo di quella voce.
Sottile, tagliente, feroce.
Una voce cattiva. Appena un sussurro: "Buona fortuna"
(Carlo Lucarelli)

 

Respira Girolamo, è vivo.

O forse no.

Non lo sarà mai più.

***

L'ufficiale tedesco mi sta portando in carcere per interrogarmi.

Avevo sentito anche altri che sussurravano il mio nome e che pregavano per la mia sorte.

"Buona fortuna" dicevano, ma mia madre mi aveva sempre detto che non c'era nessun destino se non quello che ciascuno di noi andava costruendosi. Nessuna fortuna, se non quella di decidere, con le proprie azioni, il proprio coraggio, la propria vita, la persona che volevo essere.

E io sono una combattente.

Non ero stata capace di stare a guardare. Le mani erano salde e forti, come il mio carattere e il mio animo.

È stato un attimo e ho estratto la pistola.

Teresa era a terra.

Colpita alle spalle.

Vigliacchi, vili.

Una donna innocente che chiama a gran voce il suo uomo.

Una donna con in grembo un figlio e altri cinque a casa da sfamare.

Vigliacchi.

I tedeschi non conoscevano la vergogna e io non conoscevo che la resistenza.

***

Teresa se ne stava a terra in un bagno di sangue.

Cosa si prova a morire?

Aveva visto suo marito arrestato.

Prima erano venuti a cercarlo a casa sua.

Le gride, le botte, i calci, tutto davanti ai ragazzini.

La paura.

Girolamo non c'era.

Si era nascosto a Porta Cavalleggeri.

Ed era stato catturato.

Era chiaro che lo stavano portando alla caserma di viale Giulio Cesare.  Non c'erano dubbi.

C'era già un capannello di gente che si era radunata. C'erano le altre donne che reclamavano la sorte dei loro mariti.

Tutte combattenti.

Tutte come Teresa.

Tutte come me.

Teresa l'aveva intravisto da una finestra.

Girolamo.

L'istinto di parlargli, anche solo per un ultimo secondo, l'aveva armata di coraggio.

Incinta di sette mesi: questa era la sua forza.

Non l'aveva fermata la paura, né il pensiero degli altri figli a casa da sfamare e che senza Girolamo non ce l'avrebbe fatta mai.

"Girolamo" l'aveva chiamato.

I loro sguardi si erano incrociati.

E poi Teresa era a terra in un bagno di sangue.

***

"Buona fortuna." Forse ne ho bisogno. Questa guerra non sembra finire mai.

Sono anni che non vedo altro che morte e miseria, distruzione e fame.

Per Mussolini tutto doveva finire in un lampo, tutto. La patria, le colonie, la prosperità, la vittoria.

Invece non si è visto che miseria e morte.

Disperazione.

Non si nasce combattenti, ma lo si diventa.

Anche Teresa a suo modo era una di noi: aveva imparato a resistere alla vita.

Aveva supplicato in viale Giulio Cesare, supplicato quegli stessi tedeschi che avevano arrestato il marito: liberatelo, aiutatemi!

Non serve conoscere le lingue altrui: i sentimenti umani parlano un linguaggio universale, ma la compassione era diventata qualcosa di estraneo nelle nostre vite. Nessuno la provava e in pochi la sapevano riconoscere. Tantomeno i tedeschi.

Pensava di avere la fortuna dalla sua parte, Teresa, con quel pancione di sette mesi: se non avessero ascoltato lei per liberare suo marito, chi altro allora?

Aveva avuto fortuna ed era grata alla vita per quei cinque figli e uno in grembo, ma non poteva immaginare la sua esistenza senza Girolamo.

Che cosa si prova a morire?

L'ho pensato quando la Luger di un tedesco l'ha colpita alla schiena.

Cosa si prova, eh?

Ero pronta a fare fuoco e vendicare Teresa.

Marisa mi ha fermata. E le altre donne.

Cosa si prova a morire così, in un attimo, mentre chiami il marito, hai un figlio in grembo e altri cinque a casa che ti aspettano?

"Buona fortuna" me l'ha sussurrato anche Marisa quando mi ha tolto la pistola. Me l'hanno detto le altre donne.

Ero già pronta a sparare, ma forse servo più da viva che da morta.

Vigliacchi.

Se non è oggi, avrò la mia giustizia un altro giorno. Lo devo a Teresa e a tutte le donne come me.

***

"Come ti chiami?" mi chiede questo uomo sudato e sporco, con lo sguardo severo e un pessimo italiano.

"Carla Capponi" dico io. Non ho paura di dire la verità, di guardarlo negli occhi e di convincerlo che da qui io devo uscire.

Vigliacco.

"Alzati" e inizia a tastarmi le gambe e i fianchi. Cerca qualcosa nei miei abiti. Cerca di mettermi a disagio, di farmi capire che lui può tutto, soprattutto mettermi paura.

Io non lo temo.

Mi chiede perché avessi in mano una pistola. Io non so di cosa stia parlando, del resto non ho alcuna arma con me, l'ha potuto constatare anche lui. Alzo anche le mani, pronta a farmi di nuovo perquisire, nonostante il mio desiderio di ammazzarlo.

E lui mi tocca di nuovo.

Respiro.

Mi vengono in mente uno, due, dieci possibili azioni: urlare, graffiarlo, tirargli un calcio, ammazzarlo con le mie stesse mani che si stringono intorno al suo collo.

Un attimo e un attimo ancora.

Poi lui estrare dalla tasca del mio vestito la tessera del fascio.

Sono salva.

***

Intorno al corpo di Teresa si sono fermate moltissime persone. Sembra che ci sia tutta Roma intorno a quella donna. Chi le porta un fiore, chi si ferma per una preghiera.

Anche il carro del pesce sosta per un ultimo saluto. È lì che caricano Teresa per portarla all'ospedale Santo Spirito.

Mi fermo anch'io per attimi di silenzio, anche se il vociare della protesta è violento.

Vigliacchi.

La gente piange per Teresa, ma grida di rabbia e disperazione.

"Hanno ammazzato una donna, vigliacchi".

Anche Marisa è nel gruppo. Mi sorride quando incrocia il mio sguardo.

È stata lei a togliermi la pistola ed infilarmi in tasca la tessera di un'associazione fascista.

È stata lei la mia fortuna.

"Liberatelo" grida la gente.

Vogliono Girolamo Gullace.

"Assassini" gridano ancora.

"Hanno ammazzato una donna incinta che chiedeva di liberare il marito.  Le hanno sparato alle spalle, assassini".

La notizia è clamore e già è altrove, oltre Roma.

Seguo il carro di Teresa fino all'ospedale Santo Spirito.

Siamo in silenzio, ma i nostri pensieri sono esplosivi nella testa e il desiderio di continuare ad agire è frenato momentaneamente dalla confusione.

Pianificare. Agire con destrezza e organizzazione. Non possiamo improvvisare.

***

"Mai vista una notte così bella,  una luna da favola, un cielo da poesia". Lo pensa davvero Girolamo Gullace quando alza gli occhi al cielo. Non sa se ringraziare Dio per quella libertà insperata o bestemmiarlo perché Teresa non c'è più.

Quando si incammina verso casa,  non c'è che dolore nel suo cuore, una disperazione che lo lacera fino a quasi non farlo respirare, nonostante l'aria bruna, dorata, addirittura appena fresca.

I tedeschi l'hanno liberato per forza, non per compassione, ma perché la protesta è diventata troppo importante e la situazione... sfuggita di mano.

Le ripercussioni per quel gesto non si sarebbero fatte attendere.

Rappresaglie.

Non sa cosa fare Girolamo Gullace, non sa cosa dire ai suoi cinque figli che lo aspettano.

Non sa.

***

Sono nascosta. Non ho paura e sono pronta ad agire.

Non è passata neanche una settimana dall'uccisione di Teresa.

Si deve continuare a lottare, a portare avanti la vita attraverso la Resistenza.

C'è un'autocisterna tedesca nei pressi del Colosseo. E io sono pronta a farla saltare.

Per Teresa.

Marisa mi sorride complice, come quando mi ha salvata.

E prima che io agisca, la sua voce è un dolce sussurro di sorellanza e coraggio: "Buona fortuna".

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Carla Capponi è stata una donna partigiana, una politica italiana e medaglia d'oro al valore militare.

Marisa Musu è stata una donna partigiana, una giornalista italiana e medaglia d'argento al valore militare.

Teresa Talotta Gullace è stata uccisa il 3 marzo 1944 dai soldati nazisti durante l'occupazione di Roma. La sua vicenda ha ispirato il film "Roma città aperta".

 
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