2° Classificato - Plink di Angela Potente PDF Stampa E-mail
PLINK di Angela Potente

Ci sono giornate fatte solo di una lunga attesa, che non passano mai. I minuti si gonfiano e si allargano, riempiono tutti gli spazi e sembra quasi che li puoi toccare. È un'attesa snervante, che ti fa rimanere rigido, con i muscoli tesi e i denti serrati, le mani che sudano e la mente inceppata, ferma solo su quell'unico pensiero. Quanto tempo si può rimanere così, immobile ad aspettare? Un giorno? Un mese? Un anno? Per sempre?

Oh! "Per sempre". Solo un anno fa avrei avuto un "per sempre" a cui pensare. Ma oggi non mi è consentito concepire un "per sempre". Il problema è che siamo così abituati a pensarci eterni che il "per sempre" è sempre lì, pronto sulle nostre lingue in ogni occasione: ci ameremo "per sempre", saremo amici "per sempre", ma mentiamo a noi stessi perché sappiamo bene che il "per sempre" non esiste, che è solo un'illusione, che gli amici andranno via e gli amori finiranno. Ma ci piace pensarlo "per sempre". Ne amiamo il suono quando lo ripetiamo tutte le volte sapendo in fondo al nostro cuore che non ci sarà mai un "per sempre". Eppure in questo preciso momento vorrei poterlo pronunciare, ma so perfettamente che sarebbe una menzogna. E almeno in questo giorno voglio essere onesto. Ho trascorso la mia vita a fare del sotterfugio e dell'inganno un'arte, ed ero anche bravo, dannatamente bravo, questo devo riconoscermelo. Solo che in un'esistenza fondata sugli inganni alla fine ho ingannato anche me stesso. Altrimenti non starei qui adesso a sentire ogni minuto graffiarmi la pelle come uncini puntuti. Aspettando. Ogni minuto sta scivolando via come gocce stanche da un lavandino che perde.

Plink, un minuto. Plink, un altro. Così stanno passando le mie ore. Ho ordinato la cena. Mi hanno portato bistecca con verdure, patatine fritte e un dolce. Non riesco a decifrare che dolce sia, sarà uno di quei piatti gourmet che nei ristoranti chic fanno pagare un botto solo perché ha un nome francese. Sembra un budino al cioccolato. Ma ha un nome francese. Plink, ecco, un altro minuto è sceso. O è un'ora? Non lo so più. Sto cercando di tenere il conto delle ore ma è una lotta impari, cosa ho pensato in questi ultimi minuti? Dio, non me lo ricordo! Forse a che sapore aveva la bistecca? O a quella bistecca mangiata con Lucy in quel posto sperduto quando ancora tutto davvero aveva sapore, l'aria profumava di erba bagnata e gli alberi erano verdi, di un verde tanto brillante da sembrare smeraldi, sui cui rami rimbalzava il suono della risata di Lucy diffondendosi come una melodia. Che darei per risentire quel suono argentino.

Plink, un altro minuto si è sciolto come i frammenti cristallini dei fiocchi di neve mentre li tieni sul palmo della mano. La neve. Ci sono nato nella neve, ricordo quei lunghi inverni bianchi e mio padre che guidava una di quelle enormi macchine spazzaneve con cui si liberavano le strade. Lo ammiravano tutti perché era grazie a lui se ci poteva spostare in città e io mi sentivo orgoglioso perché ero il figlio dell'uomo della neve. Avevo 10 anni quando mi sono reso conto che in realtà non faceva altro che spostare quel candore bianco ai lati della strada trasformandola in una poltiglia fangosa e nera. Probabilmente è a questa mia prima consapevolezza, su come tutto in realtà sia solo un'illusione, un sapiente gioco di specchi, che debbo le mie scelte.

Plink, un altro minuto. Dannazione, vorrei fare pensieri importanti, vorrei poter ripercorrere la mia vita, scavare tanto in profondità da arrivare alla matrice dei mie errori, al punto esatto in cui tutto ha preso la piega sbagliata. Sarei qui io adesso se non avessi fatto quella scelta, in quel preciso istante di quel preciso giorno? In quale momento quel bivio ha determinato questo esatto momento? Quando è accaduto? Me lo chiedo da quando mi sono svegliato stamattina ma la mia mente si rifiuta di fermare l'attenzione su qualcosa di veramente importante per più di due secondi. Pensieri stralunati, senza un filo, si rincorrono, si accavallano, si superano l'un l'altro. La verità è che non esiste nessun bivio. Lo ricorderemmo altrimenti il punto esatto, la curva precisa, la svolta essenziale. E se qualcuno mi chiedesse, adesso, come sono arrivato a questo giorno la risposta potrebbe essere una soltanto: un passo dopo l'altro. Plink, plink, plink, minuti come gocce d'acqua. Impazzirò. O forse sono già pazzo. Vorrei ricordare il volto di mia madre ma non ci riesco. Cerco di afferrare i contorni del suo viso ma mi sfuggono, ho solo una fugace immagine del suo sorriso. Dovrò accontentarmi. È triste che non riesca a visualizzare il suo viso o le sue mani, ma cosa vi aspettavate da uno che non rammenta più nemmeno i suoi di lineamenti?

Plink, Plink, Plink, ho sentito un rumore in corridoio. Forse questa giornata sta per terminare. Passi pesanti su mattonelle di cemento. Plink, plink, plink, gli ultimi minuti scivolano via. Il mio tempo sta scadere. O forse è scaduto chissà quando e io non me sono accorto.

Plink, plink, plink, altre gocce altri minuti. I passi si avvicinano, ora sono proprio davanti la mia porta. Sento abbassarsi la maniglia. Devo andare. Il mio tempo è finito. E anche la mia attesa. Tutto ha un lato positivo in fondo. Anche per un condannato a morte che può finalmente smettere di aspettare.

 
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