3¬į Classificato - Ovunque tu sia di Liliana Gatto PDF Stampa E-mail
OVUNQUE TU SIA di Liliana Gatto

Ci sono giornate fatte solo di una lunga attesa, che non passano mai. I minuti di allungano, si gonfiano e si allargano, riempiono tutti gli spazi e sembra quasi che li puoi toccare.√ą un'attesa snervante, che ti fa rimanere rigido, con i muscoli tesi e i denti serrati, le mani che sudano e la mente inceppata, ferma solo su quell' unico pensiero.Quanto tempo si pu√≤ rimanere cos√¨, immobile ad aspettare? Un giorno? Un mese? Un anno? Per sempre?
Ferma. Inceppata. La mente non dispensa  le diecimila battute di palpebre al giorno, e ho gli occhi secchi; l'intensità dei battiti cardiaci vive di sottrazioni e addizioni, e quando mi manca il fiato, due secondi dopo sono in iperventilazione.
Ferma. Inceppata. Intrappolata in una rigidità fisica che umilia i sensi, in una sensazione di menomazione nello stare al mondo, scomposta in un'equazione  semplice di cui nessuno ancora ha scritto il risultato; sono idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto, calcio e fosforo e mi diluisco in H2O.A dispetto di gambe rigide, mani tese, denti serrati che fanno di me una  contratta massa  muscolare  mi sento idrosolubile, persa nel mio dolore, lo stesso che lesiona, spezza le mie ossa.
Un'equazione semplice che  gestisce tutta la mia giornata, a dolore fisico corrisponde un pensiero fisso e struggente: tu dove sei adesso?
E mi pulsano le tempie, severe, martellano su quell' adesso, non mi fanno sconti quando la mente si interroga se dopo  un adesso ce ne sarà un altro, e  poi un altro ancora a ricomporre la mia giornata e i suoi spazi vuoti.Un vuoto fatto di tanti frammenti bianchi, di un bianco opaco come l'ultima volta che ho visto il tuo viso, sei sbiancato e crollato a terra, il tutto in pochi attimi.
Attimi. Minuti. √ą che non so pi√Ļ¬† che cosa sia un minuto, mi esercito a trattenere il fiato guardando le lancette dell'orologio fare un giro completo del quadrante, ma la cosa non mi convince. Tutto troppo facile, indolore, come fare un bel giro di giostra -dura giusto una manciata di minuti-, ma non √® stata forse una manciata di minuti a stravolgere la nostra vita?
E in questo esercizio di rimodulazione dello scorrere del tempo trovo un'alleata inaspettata, una lacrima scende sul mio viso ed è il mio adesso  il mio minuto, il mio giorno; così ha deciso il mio sistema nervoso,  affaticato dalle  carenze percettive e sensoriali, avvilito dai miei maltrattamenti  si è arreso alla mia inferma rigidità.
Adesso che non percepisco la differenza tra un giorno, un mese, un anno, sono sicura che potrò pensarti anche per sempre.
In un pronto soccorso qualsiasi.
In una fredda notte qualsiasi, mentre le onde del mare, ubbidienti alla luce lunare, s'infrangono sulla spiaggia.
In un gennaio di un qualsiasi anno, disobbediente alla luce lunare, ripeterò il tuo nome.
Invano.
Ferma.
Immobile.
Ovunque tu sia, pensami.
 
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